Autore: Davide Sechi
08/05/2026

FRAME trasforma il virtual try-on in un’esperienza immersiva tra retail, AI e styling omnicanale

La piattaforma sviluppata da Viewtoo porta l’AI Virtual Try-On nel fashion retail con esperienze realistiche, scalabili e integrate tra store fisici, e-commerce ed eventi. FRAME combina intelligenza artificiale, computer vision e raccolta dati per rivoluzionare prova prodotto, engagement e relazione tra brand e consumatori. Le parole di Paola Fiorio, marketing and communication manager di Viewtoo

FRAME trasforma il virtual  try-on in un’esperienza immersiva tra retail, AI e styling omnicanale

Paola Fiorio

Il fashion retail accelera verso esperienze sempre più immersive, personalizzate e omnicanale. L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il rapporto tra brand e consumatori, trasformando il momento della prova in un’interazione digitale coinvolgente, condivisibile e misurabile. In parallelo, cresce la richiesta di soluzioni rapide da implementare, scalabili e capaci di integrarsi tra negozi fisici, eventi ed e-commerce. In questo scenario si inserisce FRAME, la piattaforma di AI Virtual Try-On sviluppata da Viewtoo, che punta a rendere la prova virtuale di capi e accessori più realistica, accessibile e coerente con l’identità dei brand. Ne parliamo con Paola Fiorio, marketing and communication manager di Viewtoo.

Come nasce Frame e quale esigenza di mercato avete individuato per sviluppare la piattaforma?

«Frame nasce da un’osservazione molto precisa delle dinamiche di customer experience. Oggi chi entra in uno store fisico o digitale non cerca più soltanto un prodotto o un capo, ma un’esperienza, una sensazione, un’identità. La domanda non è più ‘questo capo mi sta bene?’, ma ‘questo brand mi rappresenta?’. Il virtual try-on esiste già da anni, ma finora è stato utilizzato soprattutto in modo funzionale, focalizzandosi su un singolo capo, perché la tecnologia permetteva di fare principalmente quello. Noi abbiamo cercato di andare oltre, lavorando sulla relazione tra brand e consumatore. Grazie all’intelligenza artificiale possiamo mostrare non solo un singolo prodotto, ma un intero stile, un look completo. La persona vuole capire se quella camicia funzionerà con i suoi pantaloni, se sarà adatta a un evento, come abbinarla e se continuerà a piacerle insieme agli accessori o agli altri capi. Frame permette proprio questo, integrando outfit completi e anche capi sovrapposti, come una camicia sotto una giacca, superando uno dei limiti storici del virtual try-on».

L’intelligenza artificiale e la computer vision stanno quindi cambiando radicalmente il virtual try-on basato sui modelli 3D?

«Assolutamente sì, perché la produzione di asset 3D è molto complessa, sia dal punto di vista tecnico sia economico e temporale. Inoltre la resa finale non è sempre completamente realistica. L’intelligenza artificiale, invece, offre un risultato molto più realistico e soprattutto più flessibile. I brand possiedono già fotografie e contenuti dei propri capi, quindi possono caricarli rapidamente sulla piattaforma e ottenere look completi direttamente sulla persona. Il 3D, proprio per i costi e i tempi necessari, non riesce a seguire il ritmo del fashion retail, dove collezioni e prodotti cambiano continuamente. L’intelligenza artificiale consente invece di aggiornare tutto in tempo reale».

Quali vantaggi offre una soluzione come Frame ai brand in termini di implementazione e velocità?

«Essendo una piattaforma web based, Frame abbatte molte barriere tecnologiche e di accessibilità. Non servono dispositivi dedicati e l’installazione è molto semplice, sia sulle piattaforme e-commerce sia all’interno degli store fisici. Possiamo collegarci a qualsiasi schermo oppure installare rapidamente un totem, rendendo la soluzione ideale anche per eventi, pop-up store e brand activation. Inoltre il fatto di poter aggiornare i capi in tempo reale abbassa i costi e rende la piattaforma estremamente scalabile nel tempo».

Quanto conta oggi trasformare la prova del prodotto in un’esperienza immersiva e condivisibile sui social?

«Conta moltissimo, soprattutto nel fashion retail, dove l’acquisto è strettamente legato all’identità, all’immaginario e al senso di appartenenza. Offrire esperienze immersive significa permettere alle persone di sentirsi realmente dentro uno stile e di condividere facilmente quei contenuti sui social. Per i brand significa aumentare il tempo di interazione con il consumatore, rafforzare il coinvolgimento e la fidelizzazione, oltre a generare visibilità organica attraverso la condivisione immediata. Tutte queste interazioni, inoltre, possono essere misurate e restituiscono insight utili sia per valutare l’efficacia dell’installazione sia per progettare attività future».

Quale valore strategico hanno oggi i dati raccolti attraverso Frame su interazioni, preferenze e comportamenti?

«I dati non raccontano soltanto quali prodotti piacciono di più, ma permettono anche di comprendere comportamenti e preferenze in ambienti ibridi, fisici e digitali. Possiamo sapere con quali contenuti le persone interagiscono maggiormente, su quali look tornano più spesso e quali esperienze generano più attenzione. Inoltre possiamo guidare l’utente attraverso domande che aiutano a costruire il look completo e che restituiscono insight molto interessanti sugli stili di vita e sulle preferenze».

Quali saranno i prossimi sviluppi di Frame?

«Frame è una piattaforma estremamente versatile e abbiamo già iniziato a testarla anche fuori dal fashion. Un’esperienza realizzata durante un evento di B Digital sulla Costa Toscana ha mostrato ottimi risultati e ci ha aperto prospettive molto interessanti nel mondo degli eventi e dell’intrattenimento. Le applicazioni possono essere molto ampie, sia nel B2C sia nel B2B. Può essere utilizzata durante fiere, convention aziendali o eventi dedicati ai venditori, in tutti quei contesti in cui è importante coinvolgere le persone, creare appartenenza e trasformare un messaggio in un’esperienza realmente vissuta».