Il piano di rilancio di Valentino passa anche dalla comunicazione: a WPP Media il budget globale da 15 milioni, 1 milione in Italia
Il Gruppo di cui Luca Vergani è Chief Business Officer ha acquisito la gestione del brand oggi controllato dal fondo Mayhoola al 70% e Kering al 30%
Novità sul fronte della comunicazione per la Maison Valentino che – secondo quanto risulta a DailyMedia e Dailyonline – ha scelto WPP Media Italia come nuovo partner globale per un budget stimabile in 15 milioni di euro, di cui 1 milione in Italia. Il Gruppo di cui Luca Vergani è Chief Business Officer subentra quindi a dentsu, che se ne è occupata nell'ultimo periodo e che avrebbe partecipato alla gara al pari di Publicis Media.
Valentino Garavani, fondatore del brand nel 1960, è mancato a metà gennaio, ma Valentino non è più, da tempo, solo un nome proprio. È un marchio globale che ha subito vari passaggi di governance.
Da Hdp a Mayhoola: i passaggi di proprietà di Valentino
Il primo avviene nel 1998, quando entra Hdp, la finanziaria della famiglia Romiti. È l'epoca in cui la moda italiana comincia a interrogarsi sulla scala: crescere significa aprirsi ai capitali. L'operazione, che valorizza la maison intorno ai 500 miliardi di lire, segna uno dei primi grandi ingressi della finanza nel capitale di una griffe storica del made in Italy.
Quattro anni dopo, nel 2002, il testimone passa al gruppo Marzotto, storico nome del tessile tricolore, con l'obiettivo di costruire un polo nazionale del lusso. Nel 2007 i fondi di Permira lanciano un'Opa e portano Valentino fuori da Piazza Affari. È l'ultimo capitolo «finanziario» prima del vero cambio di paradigma: nel 2012 la maison finisce nelle mani di Mayhoola, il fondo del Qatar che segna l'ingresso degli emiri nel cuore di uno dei marchi più iconici del made in Italy.
Attualmente, Mayhoola detiene il 70% del capitale. Nell'estate di tre anni fa, il fondo qatariota cede infatti il 30% a Kering, il colosso francese del lusso che controlla, tra gli altri, Gucci, Bottega Veneta e Brioni – e che, tra l'altro, proprio in queste settimane ha avviato a sua volta un pitch per la revisione dell'incarico media globale. L'operazione valuta Valentino 5,6 miliardi di euro, debiti compresi: una cifra che fotografa il peso strategico della maison nel risiko globale della moda. Per il 30% del capitale, Kering ha investito circa 1,7 miliardi di euro, entrando in una governance condivisa con Mayhoola che prevede opzioni di salita al controllo tra il 2028 e il 2029.
Aumento di capitale
A novembre 2025, il Corriere della Sera ha riferito che Mfi Luxury, holding di controllo di Valentino, sarebbe pronta a sottoscrivere un aumento di capitale da 100 milioni di euro al servizio della casa di moda italiana. L'operazione avverrà in due fasi, con un primo versamento di 40 milioni a cui dovrebbe aver fatto seguito entro la fine dell'anno una seconda iniezione di capitali da 60 milioni.
«Valentino – riferisce sempre il quotidiano – viene da un periodo poco brillante». Nel 2024 i ricavi sono calati a 1,3 miliardi, l'ebitda è sceso del 21% a 246 milioni e la perdita netta si è attestata a circa 28 milioni. La direzione creativa della maison, così, è stata affidata all'ex Gucci Alessandro Michele, mentre il ruolo di CEO a Riccardo Bellini, cui ora spetterà decidere come allocare i 100 milioni forniti da Mayhoola e Kering.
La dilazione di 12 mesi delle opzioni di acquisto e vendita è però utile anche a Kering, che si trova in una fase di riorganizzazione dopo un'onerosa campagna acquisti. La holding ha speso nel giro di pochi anni circa 14 miliardi in acquisizioni di marchi e immobili di prestigio, fra cui il celebre palazzo di via Montenapoleone 8 a Milano. La campagna ha però aumentato il debito di Kering fino a 10,5 miliardi proprio mentre l'industria del lusso iniziava a frenare, causando difficoltà al marchio di punta Gucci.