Autore: Redazione
13/02/2026

Skuola.net sancisce il back to radio: il mezzo “risorge” tra GenZ e Alpha, anche grazie alle trasmissioni digitali

Il mezzo alla conquista di nuove generazioni. I fedelissimi sono in crescita, potendo contare sullo smartphone. Musica e parole fanno soprattutto da sottofondo ad altre attività. Spicca la fascia pre-serale. Si cercano meno playlist e più voci

Skuola.net sancisce il back to radio: il mezzo “risorge” tra GenZ e Alpha, anche grazie alle trasmissioni digitali

La radio non è un media riservato ai boomer: tra i giovani è viva, ascoltata e in crescita. A dirlo, in occasione del World Radio Day 2026, sono i dati della seconda edizione dell’Osservatorio “Giovani e Media” di Skuola.net, che coinvolge 1.500 ragazze e ragazzi tra i 9 e i 24 anni. I diretti interessati smentiscono il presunto declino del mezzo più longevo: la radio vive una seconda giovinezza e fidelizza anche i nativi digitali. Il 25% la ascolta “molto frequentemente”. Non è nostalgia, ma abitudine consolidata. E accanto alle onde ora scorrono i bit, che trasportano musica e infotainment soprattutto al mattino, nel tragitto verso scuola o università, e nel pomeriggio, durante il rientro o i compiti.

Il boom dei fedelissimi

Il 25% del campione ascolta la radio con frequenza, il 20% in modo occasionale, circa il 55% mai o quasi. Percentuali che segnano un balzo evidente: rispetto al 2022, quando gli ascoltatori abituali erano il 12%, la quota più che raddoppia. Non si tratta di sottofondo sporadico. All’interno dello zoccolo duro, il 58% si sintonizza quasi ogni giorno sulle frequenze preferite. La radio torna così a essere appuntamento fisso, presenza quotidiana che accompagna e struttura le giornate.

Radio smart e liquida

La crescita passa anche dall’evoluzione dei comportamenti. L’ascolto tradizionale in auto o sui mezzi resta maggioritario, scelto da circa sei giovani su 10, ma aumenta con forza la fruizione digitale. Raddoppia l’ascolto tramite smartphone e tablet mentre si è in movimento: dal 7% al 14% come modalità preferita. Le canzoni e le parole escono dall’abitacolo ed entrano in tasca sotto forma di App. Cambia anche l’approccio: il 66% ascolta mentre svolge altre attività. Studio, sport, relax trovano nella radio una compagna discreta, capace di accompagnare senza pretendere l’attenzione visiva richiesta dai social. Solo l’11% sceglie un ascolto esclusivo e concentrato. La forza del mezzo sta proprio nella sua natura multitasking.

Le nuove fasce orarie

La fascia 6:00-9:00 resta la più forte e intercetta il 36% degli ascolti, con ogni probabilità nel tragitto casa-scuola o casa-lavoro. Il dato più interessante riguarda però il pre-serale, tra le 18:00 e le 21:00: qui gli ascolti raggiungono il 22%, quasi il doppio rispetto a quattro anni fa. La radio diventa colonna sonora del rientro e del relax prima di cena, sottraendo tempo ad altri schermi e ridefinendo l’equilibrio tra audio e video.

Musica, parole, equilibrio

La musica resta il motore principale, ma cambia la preferenza. Le emittenti composte solo da canzoni scendono dal 65% al 54%. Cresce invece l’infotainment, che passa dal 15% al 20% nelle scelte dei giovani. Il mix di musica, talk, notizie e intrattenimento conquista terreno e segnala una ricerca di connessione, opinioni, voci in diretta. Il fattore umano diventa elemento distintivo rispetto alle playlist infinite e personalizzate di Spotify. Le radio nazionali generaliste guidano la classifica con il 49% delle preferenze, grazie alla capacità di aggregare community ampie e proporre più generi. Aumenta anche l’interesse per le radio nazionali verticali, dedicate a un solo genere musicale, che salgono al 14%. La rinascita della radio tradizionale in versione digitale si inserisce in un contesto di stabilizzazione dello streaming audio. Piattaforme come Spotify restano centrali, ma l’utilizzo quotidiano si mantiene attorno al 60% degli intervistati tra un’indagine e l’altra. In mezzo si collocano i podcast, ponte tra i due mondi: la quota di chi non li ascolta mai scende dal 43% al 39% nell’ultimo quadriennio. Un risultato inferiore alle aspettative generate dal clamore attorno al formato, ma indicativo di una penetrazione culturale lenta e costante. Insomma, per ora la radio può dormire sonni tranquilli: cara, vecchia, ma sempre più giovane.