Autore: Davide Sechi
23/02/2026

KAI Media guida la spinta della connected tv advertising in Italia

L’operatore italiano dell’advertising si allea con VIDAA, piattaforma tecnologica globale che gestisce il sistema operativo di milioni di smart tv, per sviluppare in Italia un’offerta pubblicitaria su CTV basata su dati proprietari, inventory premium e nuovi formati interattivi. Ne parliamo con Giovanni Russo, chief commercial officer del gruppo

KAI Media guida la spinta della connected tv advertising in Italia

Giovanni Russo

La connected tv in Italia accelera verso un modello più evoluto, dove tecnologia, dati e contenuti convergono in un ecosistema pubblicitario integrato. In questo scenario si inserisce l’alleanza tra VIDAA, società che sviluppa VIDAA OS, sistema operativo per Smart TV adottato da Hisense e da numerosi brand, e KAI Media, realtà specializzata nello sviluppo e nella commercializzazione di soluzioni adv. L’obiettivo è rafforzare l’offerta pubblicitaria sulle TV connesse attraverso inventory premium, first-party data e nuovi format interattivi. Al centro c’è un modello data-driven che integra anche funzionalità e-commerce, ampliando le possibilità per i brand. L’intesa segna un passo strategico per posizionare la tv connessa come leva chiave nei piani media. Un’evoluzione che apre interrogativi e opportunità su cui si sviluppa l’intervista. Ne parliamo con Giovanni Russo, chief commercial officer di KAI Media (ospite di DailyOnAir - The Sound Of Adv).

Negli ultimi mesi avete annunciato la nascita di KAI Media e una partnership strategica. In cosa consiste concretamente l’accordo e quali attività operative vi assumete?

«È utile partire da una premessa. Kai Media nasce all’interno della holding Aser Ventures, guidata dal chairman e owner Andrea Radrizzani, con l’obiettivo di superare il concetto tradizionale di centro media. Vogliamo costruire un ecosistema integrato capace di accompagnare i brand lungo tutto il percorso della relazione con il consumatore: dalla pianificazione all’attivazione, dall’engagement all’analisi avanzata dei dati. Oggi l’advertising richiede non solo visibilità ma lettura degli analytics, comprensione dei comportamenti e misurazione puntuale dei risultati. In questo quadro si inserisce la partnership con VIDAA: diventiamo partner strategico per lo sviluppo commerciale in Italia sulla connected tv, con l’obiettivo di proporre soluzioni pubblicitarie innovative, anche native, ed entrare rapidamente nelle pianificazioni video dei principali brand».

Quali sono gli obiettivi nel breve e nel medio periodo?

«Nel breve periodo vogliamo posizionarci come attore rilevante nel mercato CTV, che oggi in Italia vale circa 700 milioni su un totale advertising di 4,6 miliardi nel 2025. Le smart tv connesse hanno raggiunto un’audience stimata di 22–23 milioni su circa 25 milioni di televisori presenti nelle case. VIDAA è installata su 11 brand televisivi in Italia, tra cui Hisense, Toshiba, Saba e United, e conta 2,3 milioni di device attivi; a gennaio ha raggiunto la seconda posizione per quote di TV vendute nel mercato italiano. Nel medio periodo puntiamo a diventare un player strutturale nelle video strategy, offrendo reach incrementale rispetto alla TV lineare e KPI misurabili secondo gli standard IAB».

In che modo la CTV cambia l’approccio dei brand rispetto alla televisione tradizionale?

«La smart tv riporta la televisione al centro, ma in modalità on demand e profilata. L’utente sceglie i contenuti, naviga tra caroselli e library, e la piattaforma è in grado di sapere quando il device è acceso, dove si trova e come viene utilizzato. La differenza sta nella precisione digitale applicata al grande schermo: targeting, first party data, artificial intelligence che suggerisce contenuti e consente una profilazione pubblicitaria evoluta. È l’impatto televisivo con l’efficacia e la misurabilità del digitale».

Quali sono i principali formati disponibili?

«Le soluzioni sono numerose. Il formato Prime in homepage è un posizionamento premium che può essere display statico, dinamico o video, alternando contenuti editoriali e advertising su schermi mediamente da 45 a 65 pollici, spesso in 4K. Brand come Tiffany & Co. hanno già utilizzato soluzioni integrate display e video con grande impatto. C’è poi il pre-roll all’ingresso dei contenuti: l’utente apre un film, una serie o un FAST channel e visualizza lo spot prima della fruizione, in ambiente profilato. Infine il Golden Spot, il formato premium per eccellenza, la migliore posizione in termini di viewability, una sorta di medaglia d’oro dello schermo».

Quanto conta la geolocalizzazione in questo scenario?

«È uno degli elementi di maggiore innovazione. La CTV consente pianificazioni geolocalizzate: un retailer come IKEA può attivare creatività dedicate per Milano o la Lombardia, oppure scegliere specifiche città per supportare promozioni e drive-to-store. Lo stesso vale per automotive, finance o travel. La TV non è più solo nazionale, ma diventa uno strumento territoriale, preciso e misurabile».

State lavorando anche su progetti speciali legati ai grandi eventi televisivi?

«Abbiamo sviluppato un modulo commerciale dedicato alla settimana del Festival di Sanremo. Nella prima settimana di febbraio stimiamo almeno un milione di connessioni CTV attive ogni sera in prime time, tra le 21 e mezzanotte. Il modulo consente ai brand di presidiare la home page in domination e dialogare sia con chi segue l’evento in diretta lineare sia con chi alterna Sanremo ai contenuti on demand. È un modello che intercetta il comportamento ibrido dello spettatore contemporaneo e ha già raccolto l’interesse di centri media e clienti, con due brand presenti nelle prime posizioni disponibili».

Qual è la visione complessiva per i prossimi mesi?

«Vogliamo aiutare brand, centri media e agenzie a integrare in modo strategico la CTV nei piani media. Parliamo di un mezzo che unisce l’impatto del grande schermo alla precisione digitale, con KPI chiari, misurazione efficace e capacità di generare reach incrementale. La crescita di VIDAA sul mercato italiano e le iniziative di visibilità internazionale, come la sponsorizzazione legata alla Coppa del Mondo FIFA 2026, rafforzano questa traiettoria. La connected TV non sostituisce la televisione tradizionale: la evolve, mettendo al centro dati, interazione e relazione concreta con il brand».