Verizon, forte
della fresca chiusura dell’acquisizione di Yahoo e la conseguente creazione di
Oath, starebbe pensando ad allearsi con i suoi storici rivali dell’industria delle telecomunicazioni. Il motivo? Ridurre il gap nella competizione con
Facebook e
Google nel campo della pubblicità online. A rivelarlo è un articolo pubblicato da
Business Insider, secondo cui il gigante americano è al lavoro per costruire una partnership sui dati con concorrenti come
Vodafone,
T-Mobile,
Sprint e
Telefónica, con la possibilità che emergano nuovi nomi nelle prossime settimane.
Ottimizzare il targeting
Nello specifico, l’intenzione di
Verizon è quella di riunire i dati relativi agli abbonati wireless dei vari operatori, per ottimizzare il targeting pubblicitario. Una delle ragioni principali, se non addirittura la più importante, per cui
Facebook e
Google sono i leader indiscussi nel segmento della raccolta internet, oltre naturalmente alla loro reach sterminata. Al momento dell’acquisizione di
AOL, conclusa ormai due anni fa, l’attuale ceo di
Oath,
Tim Armstrong, citò esplicitamente il potere delle informazioni in mano a Verizon, e delle loro potenzialità per migliorare la profilazione. Per esempio il colosso telco conosce dove vivono i suoi clienti, i viaggi che fanno e quali app usano, tutte informazioni utili a perfezionare il targeting. Ma c’è un problema: la base abbonati di Verizon è costituita da 150 milioni di persone al mese, Facebook e Google hanno una scala di gran lunga maggiore. Ecco perché Verizon si sta guardando intorno.
Le difficoltà per Verizon
Non sarà però facile mettere insieme questa potenziale mole di dati, viste anche le difficoltà riscontrate nell’integrazione tra
Yahoo e
AOL. La varietà di informazioni che i vari operatori possiedono sarà una ulteriore complicazione del processo. In passato
Verizon ha avuto problemi con la giustizia americana proprio riguardo le modalità di raccolta dei dati, ma con la nuova amministrazione
Trump la società avrà un numero minore di paletti. Paletti che dovrebbero essere invece imposti dall’Unione europea, che ha appena multato Google per 2,4 miliardi di euro a causa dell'abuso di posizione dominante
del servizio Google Shopping. Ecco perché il tema della privacy diverrà fondamentale qualora la partnership si concretizzi.