di Francesco Lattanzio
Nel convulso mondo delle ads, della geolocalizzazione, del video e dei retargeting, sono spesso le tecnologie e le strategie di allocazione dei budget digitali messe in atto dai brand a catturare le pagine dei media. E di conseguenza viene messo in un angolo, spesso dandolo per scontato, il ruolo centrale del brand stesso, inteso come logo e naming. Le strategie di branding partono sempre dalla radice del marchio, fatto di immagine e nome.
Brand recognition
L’identità visiva resta al centro della cosiddetta brand recognition e ci sono un gran numero di particolari da tenere in considerazione quando si fanno i conti con la creatività: dal nome – che dev’essere facile da pronunciare e ricordare, ma allo stesso tempo incisivo e descrivere azienda e prodotti - ai colori con cui il logo viene sviluppato - che influiscono sulla percezione dell’azienda stessa e attraggono l’attenzione dei consumatori. Il blu Barilla, per esempio è stato sviluppato proprio per l’azienda.
Brand image
La creatività si mette dunque a servizio dell’azienda, sia nella costituzione della sua immagine sia nella proposta coerente di questa al pubblico, attraverso campagne che, a seconda degli obiettivi e delle disponibilità di ogni company, possono svilupparsi in un media mix che comprende i diversi media, canali meno convenzionali come ambient e guerrilla marketing e
merchandising. Quest’ultimo è un elemento dalla grande utilità, trasforma i consumatori in ambassador del brand. Loro stessi diventano un veicolo di brand recall, a partire dal percorso tra il negozio in cui hanno effettuato l’acquisto alla loro abitazione. I gadget personalizzati sono uno strumento che aumenta la brand exposure e allo stesso tempo rappresenta un vantaggio per il consumatore stesso tanto grande quanto lo è l’utilità dell’oggetto.
Oggetti brandizzati
La ricerca
Global Advertising Specialties Impressions Study relativa al 2016, l’ultimo disponibile, racconta di una industria in crescita per 8 anni consecutivi e calcola alcuni dati sull’efficacia del materiale promozionale in Italia. Ogni penna promozionale, che mostri il logo di un’azienda, produce in media 6260 impression al mese, posizionandosi come il maggiore strumento di awareness nel comparto. Seguono i calendari (2125 impression medie mensili), le shopping bag (1966), le felpe (1447) e le magliette (1421). Nell’indagine, condotta nella città di Roma, i consumatori hanno indicato le magliette (53%) come oggetto promozionale preferito, davanti a penne (45%), calendari (41%) e shopping bag (37%). Distanti invece i cappelli (28%), e le penne USB (24%). Inoltre, la tendenza a tenere gli oggetti è alta, tanto che tra il campione gli uomini ne hanno in casa 10 e le donne 9.
Promotion Through Object
Non è necessario dunque produrre
gadget futuristici come quelli presentati al CES, basta scegliere invece l’oggetto giusto e il più utile per il consumatore. Alcuni
store online, come ad esempio Saxoprint.it permettono di comporre il proprio stock direttamente online e riceverlo a casa. In alcuni casi, come per le matite dell’Ikea, il materiale promozionale è diventato iconico diventando un vero veicolo promozionale altamente riconoscibile. Insomma, il canale del merchandising e della Promotion Through Object resta fondamentale anche nella selvaggia foresta dei media.