Per molti osservatori la trimestrale di
Amazon di giovedì sera si prospettava quale test fondamentale per comprendere lo stato di salute del business pubblicitario della piattaforma.
La società guidata da
Jeff Bezos, questo test, lo ha superato: la voce “Other Services”, la cui fonte di entrata principale è costituita proprio dall’advertising, è letteralmente esplosa: +139% per oltre 2 miliardi di dollari. E, al contempo, Amazon ha segnato un utile di 1,6 miliardi, più che raddoppiato sul pari trimestre dell’anno scorso.
Un caso? Forse no, visto che la pubblicità ha margini più elevati rispetto al commercio elettronico e che ormai il suo valore è diventato consistente se paragonato solo a pochi mesi fa. Se, però, si guarda ai ricavi totali, pari a 51 miliardi di dollari, si capisce immediatamente che la pubblicità conta ancora “poco” per Amazon. A tal proposito il Chief Financial Officer di Amazon,
Brian Olsavsky, ha definito la pubblicità "un elemento di forte contributo alla profittabilità".
I principali numeri
Sempre per quanto riguarda il fatturato, va sottolineato che il dato beneficia dell’apporto della catena di supermercati
Whole Foods,
acquisita per quasi 15 miliardi nel 2017. In ogni caso le attese degli analisti di Wall Street sono state superate abbondantemente.
Whole Foods ha fatto da traino nel mercato nord-americano, dove gli introiti hanno registrato un progresso del 46%, scavalcando i 30 miliardi. Il business internazionale vale, invece, 14,8 miliardi, grazie a un incremento del 34%.
Amazon Web Services chiude il trimestre a 5,44 miliardi, in crescita del 49%. Infine, le entrate da servizi di sottoscrizione, come il programma Prime, sono aumentate del 60% e valgono 3,1 miliardi di dollari. Nelle scorse settimane Jeff Bezos ha detto che Prime
ha superato i 100 milioni di abbonati nel mondo. Intanto,
dopo i rincari in Italia, l’azienda ha deciso di aumentare il prezzo per sottoscrizione negli Stati Uniti, da 99 a 119 dollari ogni dodici mesi. Da inizio anno Amazon ha guadagnato il 20% in Borsa e oggi capitalizza 736 miliardi di dollari.
Amazon rinnova con la NFL
Con un comunicato ufficiale, la
NFL (National Football League) ha annunciato di aver rinnovato con Amazon l’accordo di trasmissione delle partite del “Thursday Night” per le stagioni 2018 e 2019. Dunque, il gigante ecommerce ha superato la concorrenza di altri attori -
Recode ipotizza siano Twitter, YouTube e Verizon -, convincendo la Lega professionistica di football americano a proseguire la collaborazione.
Sicuramente la taglia di Amazon è inferiore a quella dei rivali, ma il suo pubblico qualificato e internazionale è stato decisivo nel convincere la NFL a ripetere l’operazione per altri due anni. Inoltre, le partite saranno disponibili anche in modalità gratuita, sulla piattaforma
Twitch, sempre di proprietà di Amazon. Quest’ultima partnership avrà anche un risvolto social. Sul prezzo dell’accordo per ora è tutto blindato, ma
Recode parla di un rialzo rispetto ai 50 milioni (presunti e mai ufficializzati) dell’anno scorso.
In Italia
In Italia Amazon ha da poco aperto alla pubblicità. Ma la sua influenza si fa sentire e ci sono diversi attori che stanno cavalcando il fenomeno. Se pensiamo al SEO, tante agenzie hanno già approcciato la piattaforma ecommerce. È il caso della svizzera Pro Web Consulting, che al tema
ha dedicato un white paper.
Inoltre negli ultimi mesi
è stata costituita Xingu, guidata dal Ceo Mattia Stuani, un'agenzia il cui obiettivo è aiutare i brand a massimizzare il potenziale di Amazon come piattaforma di marketing e comunicazione, grazie all’utilizzo di tool proprietari, come dichiarato dallo stesso manager al nostro giornale circa un mese fa.
Infine, è notizia di questa settimana,
il varo della unit Pragmatic da parte di Webranking. La sigla di cui è Ceo Nereo Sciutto ha appena presentato la sua risposta “english first”, interamente dedicata all’advertising sulla più grande piattaforma di ecommerce al mondo.
Il marketing
Come si è visto, Amazon è una enorme concessionaria, ma è anche uno spender pubblicitario importante. L’anno scorso la società ha confermato con una gara Initiative: la sigla di IPG Mediabrands è stata incaricata per il planning globale nell’autunno del 2017
e in Italia gestisce un budget stimabile nell’ordine dei 22 milioni di euro.