Il Guardian va per vie legali con Rubicon Project: la società Usa avrebbe omesso di pubblicare le fee
La società ad tech si difende: le accuse “ammontano a una disputa contrattuale, che verrà rigorosamente contestata in tribunale”
Il Guardian ha avviato un procedimento legale nei confronti di Rubicon Project: secondo l’editore la firma ad tech americana avrebbe omesso di pubblicare le commissioni ricevute dagli inserzionisti i cui annunci sono apparsi sul sito. L’obiettivo del Gruppo media britannico è recuperare gli importi delle fee omessi, ma Rubicon Project non ci sta, e rilancia, sostenendo che le accuse “ammontano a una disputa contrattuale, che verrà rigorosamente contestata in tribunale”. Rubicon Project connette l’inventory dei publisher partner con la domanda, e chiede commissioni a entrambe le parti per partecipare allo scambio. Secondo Business Insider, il Guardian mira a recuperare alcuni milioni.
Rubicon Project si difende
“Le fee aggregate che addebitiamo rappresentano il valore per i nostri servizi e sono in linea con le pratiche dell’industry - ha spiegato Rubicon Project in una nota, sottolineando di aver diviso le fee tra domanda e offerta, in modo tale da essere più trasparente. “Addebitiamo i fee dei buyer per alcuni servizi che offriamo e abbiamo rivelato questo fatto pubblicamente, inclusi i documenti che inviamo alla SEC (Securities and Exchanges Commission, ndr), e nei contratti dei clienti, compreso quello siglato con il Guardian più di un anno fa”. Rubicon Project ha poi spiegato che le fee sostengono i costi per l’esecuzione delle aste e per mantenere il più elevato possibile il livello dell’inventory.
La questione fee
La vicenda avviene a pochi mesi di distanza dalle dichiarazioni di Hamish Nicklin, chief revenue officer del Guardian, secondo cui le società di ad tech trattengono fino al 70% della spesa degli inserzionisti, senza essere in grado di giustificare il valore fornito per il business. Le affermazioni di Nicklin erano il risultato di un’indagine interna, secondo cui per ogni sterlina investita in programmatic sul Guardian, nel peggiore dei casi all’editore rimanevano in tasca solo 30 pound. Una recente ricerca ha rilevato che Negli Stati Uniti solo il 45% degli investimenti in programmatic finisce nelle casse degli editori.
Foto guardian