Door Communications, la comunicazione oltre i confini dei media
Dalla media relation alla strategia, dal corporate al lifestyle: in un mercato dove digitale, reputazione, contenuti e relazione con le persone si intrecciano sempre di più, un’agenzia punta su un modello integrato e su una dimensione boutique. Un percorso che mette al centro posizionamento, ascolto e personalizzazione delle strategie. Ne parliamo con la founder Rossella Morcia
Rossella Morcia
La comunicazione cambia pelle: pubblicità, reputazione, media e digitale si intrecciano, mentre social, creator e community ridisegnano il rapporto tra brand e pubblico. In uno scenario sempre più complesso, servono visione strategica e capacità di parlare linguaggi diversi. È la sfida di Door Communications, boutique agency milanese fondata nel 2023 da Rossella Morcia, che integra brand building, press office, social media, influencer marketing ed eventi. Dai brand internazionali alla mobilità sostenibile, l’obiettivo è costruire posizionamento e relazioni. Ma come cambia, oggi, il lavoro di un’agenzia di comunicazione? Ne parliamo con la founder Rossella Morcia (ospite di DailyOnAir - The Sound Of Adv).
In un mercato in cui i compiti dei diversi attori della comunicazione tendono a sovrapporsi, come sta cambiando il mestiere dell’agenzia? Quali sono le competenze davvero decisive oggi, destinate magari a cambiare domani?
«Dal nostro punto di vista, è fondamentale avere un’identità propria, definita e riconoscibile. Bisogna mettere in luce i punti di forza e le caratteristiche peculiari che rappresentano un marchio o una persona, valorizzandone le competenze. I marchi sono moltissimi e l’offerta è altrettanto affollata: l’obiettivo è essere riconoscibili agli occhi dei potenziali clienti e interlocutori. In questo senso, un’agenzia di comunicazione può fare davvero la differenza, aiutando il cliente a identificare i propri punti di forza e a metterli in luce».
Door Communications nasce con un’identità da beauty agency e una forte componente strategica. Che cosa significa oggi essere una boutique agency? E in che modo il rapporto diretto con il cliente può fare la differenza rispetto ai modelli più strutturati delle grandi agenzie?
«Nasciamo come boutique agency per vocazione. Credo che a caratterizzarci sia soprattutto un approccio basato sulla cura e sull’attenzione al dettaglio, una modalità di lavoro che appartiene alla mia natura e a quella delle persone che lavorano con me. Significa avere un rapporto diretto con il cliente, capire come valorizzarlo e assisterlo a 360 gradi. Oggi l’approccio consulenziale fa la differenza: dobbiamo diventare un supporto indispensabile per il cliente, aiutarlo a navigare in un mondo della comunicazione sempre più complesso e, al tempo stesso, sempre più necessario. Emergere è importante, ma farlo nel modo sbagliato può essere deleterio. Per questo il rapporto di fiducia e la consulenza nella costruzione dell’identità di marca sono fondamentali».
Nel vostro modello convivono la comunicazione tradizionale e quella digitale. Come si integrano queste due anime? E quale valore conservano oggi le media relation?
«Le due anime devono necessariamente convivere. La comunicazione nasce come corporate, o tradizionale, e nel tempo si evolve attraverso il digitale e l’influencer marketing. Sono ambiti diversi, ma altrettanto importanti. Per formazione, nasciamo come agenzia corporate: io stessa ho maturato esperienze prima nelle istituzioni e poi in agenzie, sempre in ambito corporate, per passare successivamente a una comunicazione più orientata al prodotto. Credo che sia un valore aggiunto, perché la costruzione dell’identità di marca e la valorizzazione delle sue peculiarità sono fondamentali. Le media relation e l’ufficio stampa restano centrali. È un messaggio che cerco di trasmettere sia ai clienti sia ai collaboratori: la reputazione si costruisce anche attraverso giornalisti che sono professionisti seri e rappresentano un filtro di autorevolezza in un mondo in cui chiunque può raccontarsi e dire ciò che vuole. Allo stesso tempo, sono importanti gli ambassador, capaci di spiegare un prodotto attraverso la propria esperienza. L’obiettivo è far convivere mondi diversi, dosando gli strumenti in funzione delle esigenze del cliente. Ancora una volta, la consulenza specifica è fondamentale».
Lavorate in ambiti diversi, dalla moda al lifestyle, fino alla mobilità sostenibile. Quali caratteristiche vi permettono di essere efficaci in settori così differenti?
«Alla base c’è un metodo di lavoro personalizzato, orientato al benessere del cliente. Lo stesso metodo può essere applicato ad ambiti diversi e a target differenti: è l’approccio a fare la differenza. Ci permette di lavorare con clienti anche molto lontani tra loro. Per il terzo anno prosegue la collaborazione con Scalapay in Italia, Francia e Spagna. Abbiamo recentemente acquisito un cliente come Anex, marchio di passeggini, e siamo stati scelti come partner agency in Italia da The 50 Best per supportare la comunicazione di The World’s 50 Best Bars. Gli ambiti sono trasversali, dalla moda al lifestyle, dal beauty alla gioielleria, ma l’approccio rimane lo stesso. Il metodo si modella in base al cliente e al settore, mantenendo al centro la cura e le necessità specifiche di ciascuno».
Il digitale permette di raggiungere moltissime persone nello stesso istante, ma pone anche questioni delicate sul fronte della reputazione. Quali errori commettono più spesso i brand e quali opportunità rischiano di non sfruttare?
«Spesso gli errori dipendono dalla velocità: si comunica troppo in fretta e poi ci si ritrova a dover fare marcia indietro. La reputazione è un asset fondamentale, tanto per le persone quanto per i marchi. Per costruirla bene bisogna essere autentici e trasmettere la propria essenza. La mancanza di tempo, la fretta e modalità di lavoro non ottimali possono portare a trascurare i dettagli. Mi piace dire che solo chi non fa non sbaglia, quindi bisogna prestare attenzione, ma anche concedere alle cose il tempo necessario e capire che cosa stiamo facendo e in quale direzione ci stiamo muovendo. Un altro aspetto importante è saper dire di no. A volte l’agenzia commette l’errore di accontentare il cliente anche quando non dovrebbe. All’inizio può essere una posizione poco gradita, ma è necessaria per aiutarlo a compiere le scelte giuste, soprattutto nel lungo periodo. L’obiettivo non è ottenere fuochi d’artificio immediati, ma costruire un’identità capace di essere ricordata nel tempo».
Ovunque si parli di comunicazione, si incontra l’intelligenza artificiale. Come sta modificando la produzione dei contenuti e il lavoro delle agenzie? È preoccupata per quello che potrà succedere?
«È un cambiamento enorme, una leva fondamentale che ha trasformato profondamente il lavoro. Non utilizzarla sarebbe un errore; utilizzarla con coscienza è invece indispensabile. Il controllo umano, l’attenzione ai dettagli e la verifica delle informazioni non devono mai mancare. Dal mio punto di vista, a fare la differenza sono sempre le relazioni, che non credo possano essere superate dall’intelligenza artificiale. È evidente che molti lavori ne stanno già subendo l’impatto e che, talvolta, i controlli sono insufficienti».
L’AI la stiamo utilizzando con coscienza oppure ci stiamo lasciando andare?
«Penso che molte persone la utilizzino con consapevolezza, anche nell’ambito della comunicazione, ma temo che molte altre non facciano altrettanto. L’intelligenza artificiale non deve essere demonizzata: non credo che torneremo indietro. Dobbiamo però rallentare un po’ il processo e procedere con coscienza. È uno strumento facile da usare e accessibile a tutti, ma proprio per questo rischiamo di utilizzarlo con troppa leggerezza, senza riflettere sulle conseguenze. Può commettere errori macroscopici, talvolta evidenti anche senza una verifica approfondita. C’è poi un tema delicatissimo, quello della privacy e dell’inserimento dei dati, che richiede grande attenzione».
Sul lavoro quotidiano delle agenzie, quali sono gli impatti più evidenti? E che cosa possiamo aspettarci nel prossimo futuro?
«L’intelligenza artificiale ha ridotto moltissimo i tempi. Penso, per esempio, alle riunioni: qualche anno fa dedicavamo molto tempo alla redazione dei resoconti, mentre oggi possiamo produrli in modo accurato e rapido. Lo stesso vale per le traduzioni, che non sono sempre perfette, ma consentono di ottenere una buona prima versione, da ricontrollare necessariamente. Anche la produzione dei testi è un ambito interessante e fortemente interessato dal cambiamento. Occorre però verificare sempre le fonti. Se un testo è creativo, possiamo valutare se ci piaccia o meno; se contiene citazioni false, il problema è molto più grave, perché si rischia di produrre disinformazione».
C’è anche il problema dell’omogeneità dello stile: certi testi sembrano tutti uguali e si riconoscono immediatamente. Quanto conta la capacità di indirizzare l’intelligenza artificiale attraverso istruzioni precise?
«Il prompt è fondamentale. Gli input che forniamo nella creazione dei testi influenzano il risultato: più interveniamo con microcorrezioni, più l’intelligenza artificiale può comprendere il nostro stile di scrittura e ciò che ci aspettiamo. È chiaro che la qualità delle indicazioni iniziali conta molto. Molti testi prodotti dall’intelligenza artificiale sono immediatamente riconoscibili. È un aspetto negativo, perché rischia di appiattire la creatività e di offrire pochi spunti. A volte, però, quando leggo un post su LinkedIn con qualche imperfezione, la apprezzo: mi dà la sensazione di trovarmi davanti a qualcosa di più autenticamente umano».
Guardando al futuro, che cosa immagina per Door Communications? Su quali aree, servizi o competenze vorrebbe investire maggiormente?
«Vorrei investire nelle persone. Credo profondamente che siano loro a fare la differenza, per l’approccio al lavoro, per lo spirito di squadra e per la serenità all’interno dell’agenzia, che poi si riflette anche nel rapporto con il cliente. Recentemente abbiamo accolto una nuova persona, un ingresso che mi rende molto felice. Mi auguro di poter inserire altre persone che condividano la nostra visione e affrontino il lavoro con positività e serenità. Il nostro è un mestiere importante, fatto di supporto e responsabilità. La responsabilità deve essere percepita, ma spesso si crea una frenesia, un’ansia che considero poco giustificabile. Le scadenze esistono per tutti ed è fondamentale rispettarle, ma si può farlo mantenendo serenità e un approccio positivo: il lavoro cambia completamente. È proprio ciò che ho voluto costruire in Door Communications, ed è uno degli aspetti di cui vado più orgogliosa. Per il futuro, mi auguro di accogliere persone positive, che credano nel progetto e guardino nella nostra stessa direzione».