Il tema al centro del quarto capitolo della rubrica di ArtAttack. In Italia il fenomeno coinvolge il 13% dell'utenza complessiva
Il mercato del native advertising è uno dei trend emergenti del mercato digital italiano e mondiale, sia per la grande offerta di servizi sia per l'interesse dimostrato dalle aziende. DailyNet vuole proporre ai lettori una rubrica periodica di approfondimento sui temi più dibattuti. Art Attack native adv, agenzia che idea e crea brande content per i propri clienti dal 2010 ed è attiva dagli albori del native, si occuperà della realizzazione dei contenuti in collaborazione con la redazione. Buona lettura con We Believe in Native.
Clicca per leggere la prima uscita Perché tutti parlano di Native Advertising?
Clicca per leggere la seconda uscita Orientarsi nello scenario del Native Advertising
Clicca per leggere la terza uscita Perché il native adv NON è content marketing
Ecco perché l’ad block è “ottimo” per il native
Articolo a cura di Pasquale Borriello, Account Director @ ARTATTACK native adv - netnoc
Tutti parlano di Ad blocker: programmini che filtrano i contenuti delle pagine web rimuovendo i banner. Secondo una ricercaAdobe/PageFair si calcola che quasi 200 milioni di utenti abbiano installato un software di questo tipo. In Italia siamo al 13% dell’utenza web complessiva. E questo è un bene per il Native Advertising: vi spieghiamo perché.
Problema o opportunità?
Gli Adblocker stanno imponendo a tutto il mondo del digital marketing una seria riflessione sulla natura della pubblicità online. Con un tasso di click medio ormai pari allo 0,06% - un click su un banner è meno probabile di un terno al lotto - è ormai evidente a tutti che la pubblicità display online ha qualcosa che non va. Gli utenti non la vogliono più e sono disposti addirittura a pagare (molti AdBlocker sono servizi a pagamento) per nasconderla dai propri browser.
Contenuto vs. Pubblicità
La sproporzione contenuti-pubblicità è diventata insostenibile. IAB ha ammesso che i marketer e i technologist, con questa corsa a sempre nuovi formati banner, “hanno fatto un casino” . Gli annunci pubblicitari arrivano a pesare fino all’80% di una pagina web. Brad Jakeman di Pepsi è arrivato addirittura ad attaccare frontalmente uno dei formati più redditizi - e più odiati dagli utenti - dell’advertising online: “La cosa che odio di più è il pre-roll. […] Addirittura mi dicono per quanto tempo devo resistere - 30 secondi, 20 secondi, 15 secondi. Devi vedere questa schifezza per 10 secondi ancora, poi ti facciamo vedere il contenuto che davvero vuoi. Questo modello di contenuto è inquinato e non è più sostenibile.”
Sul medio termine, gli AdBlocker possono davvero contribuire a creare un web migliore con meno pubblicità e più contenuti di qualità. I brand dovranno trovare nuovi modi per non essere essere ignorati dagli utenti. Il Native Advertising può essere una soluzione. Infatti, indovinate un po’ quali formati pubblicitari non vengono fermati dagli AdBlock?
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