GroupM: politica, referendum italiano, AI, frodi e ad blocking nell’Interaction Report
Per la sigla un mondo costellato da interrogativi, ma l’innovazione può portare benefici
GroupM ha pubblicato il suo Interaction report annuale con l’obiettivo di offrire un quadro attendibile sul panorama digitale e le sfide che impegnano e vedranno impegnati i professionisti del settore nei prossimi anni. Firmato da Rob Norman, global chief digital officer della compagnia di WPP, ha affrontato numerosi temi, tra cui la realtà virtuale, l’intelligenza artificiale, l’integrità dei marketplace e la situazione geopolitica internazionale, parlando addirittura del referendum italiano che ha visto prevalere il fronte del ‘no’, oltre a naturalmente l’elezione di Trump e il Brexit. “Non è possibile ignorare gli eventi politici”, si legge nel rapporto ripreso da MediaPost, in cui GroupM esprime la propria preoccupazione per l’incertezza nell’area mediorientale, Siria e Turchia su tutte. E le elezioni in Francia e Germania promettono un anno di incertezza, che potrebbe minare il sottile equilibrio politico raggiunto in terra europea. Secondo il rapporto il messaggio dell’elettorato è chiaro: la distribuzione della ricchezza non è eguale per tutti. Oggi il 70% della popolazione vive con meno di 10 dollari al giorno e il 38% degli aventi diritti voto in America ha un potere di spesa di meno di 55 dollari sempre su base quotidiana. Ma l’innovazione può portare benefici. L’intelligenza artificiale, per esempio, sta acquisendo valore nelle operazioni di storytelling dei brand, in un contesto di grande interesse verso una tematica pronta a influenzare l’esperienza dei consumatori con sempre maggior vigore. Amazon Echo e Google Home sono solo due delle possibili declinazioni dell’intelligenza artificiale sulla vita di tutti i giorni. Un altro tema toccato, e non poteva essere altrimenti per la più grande holding media al mondo, è stato quello delle frodi pubblicitarie. La società ha evidenziato quanto il problema sia reale ma di come il fenomeno sia ancora contenuto. In occidente solo il 2% delle impression non è erogata a umani, una percentuale che raffrontata al 17% dell’ad blocking appare almeno accettabile. A spingere la lotta alle frodi sono state la velocità di reazione dei sistemi di sorveglianza e le contromisure prese. L’ad blocking, come sopra menzionato, rimane invece una questione concreta. In parte la pratica è dovuta a “unità pubblicitarie invasive e a un uso scorretto dei dati”, eppure sembra aver raggiunto il suo picco. La spiegazione di questa tendenza la fornisce la ricerca: da una parte gli sforzi per costruire una pubblicità migliore stanno pagando, dall’altra l’aumento del peso delle impression erogate in-app fa da freno all’ad blocking. Gli advertiser devono sapere che l’ad blocking è una opportunità sprecata. Per tutta la filiera, editori compresi.