Autore: Vittorio Parazzoli
02/02/2026

Golin Italia prosegue la crescita con un +12% nel 2025. La M.D. Antonella Lupica: «Ma più importanti sono il salto qualitativo che abbiamo fatto e il contributo che intendiamo dare al consolidamento delle RP come disciplina strategica»

La manager, che è anche nel Consiglio di UNA, spiega il trend dell’agenzia che guida da 6 anni

Golin Italia prosegue la crescita con un  +12% nel 2025. La M.D. Antonella Lupica: «Ma più importanti sono il salto qualitativo che abbiamo fatto e il contributo che intendiamo dare al consolidamento delle RP come disciplina strategica»

Antonella Lupica

Abbiamo dialogato con Antonella Lupica, Managing Director di Golin Italy, sui risultati dell’agenzia e le sue prospettive per il 2026.

Come avete chiuso il 2025, guardando a clienti, nuovi progetti e alla vostra identità?

È stato un anno positivo sia nel consolidamento dei clienti in portafoglio sia nell’acquisizione di nuovi. Chiudiamo il 2025 in crescita del 12%, a conferma di un trend di fatturato sempre solido con incrementi a doppia cifra. Nei 6 anni sotto la mia guida abbiamo lavorato molto bene sul team, 28 professionisti, sempre più professionale, forte e compatto. Ma il vero risultato non è quantitativo. È qualitativo. Abbiamo lavorato con aziende che ci hanno scelto per costruire reputazione e posizionamento. Questo per noi fa tutta la differenza. Soprattutto, è stato l’anno in cui la nostra identità si è resa esplicita. Non più negoziabile. Abbiamo preso consapevolezza su chi siamo, sui tavoli dove vogliamo essere e su che tipo di comunicazione vogliamo fare. E quando succede questo, il mercato risponde.

Quanto ha inciso il lavoro sull’identità interna nel risultato complessivo dell’anno?

In modo decisivo. Il 2025 è stato il primo anno in cui abbiamo conosciuto davvero il turnover. E lo dico senza alcuna retorica: è stato un segnale di maturità. Quando una comunità professionale si consolida, quando i valori diventano concreti e non più dichiarazioni di principio, è naturale che chi non si riconosce fino in fondo in quel contesto scelga di allontanarsi. Non è una sconfitta, è un processo fisiologico. Abbiamo rafforzato un’identità, e questo ha reso evidente chi aveva voglia di farne parte e chi no. Cominciamo un 2026 con un team più allineato, consapevole, responsabile.

Questo consolidamento ha avuto un impatto anche sul modo di lavorare con i clienti?

Assolutamente sì. Un’agenzia che non sa chi è, finisce per dire sempre di sì. Un’agenzia che ha un’identità forte, invece, sceglie. Nel 2025 abbiamo lavorato con clienti che apprezzano il rigore, che accettano il confronto e che capiscono che la reputazione non si costruisce con scorciatoie. Non ci interessa essere tutto per tutti. Ci interessa essere molto rilevanti per chi condivide il nostro modo di intendere le PR: come disciplina strategica, come lavoro di relazione profonda, come responsabilità culturale. 

Le PR restano spesso un mestiere “dietro le quinte”. È ancora un valore o sta diventando un limite?

Dipende da cosa si intende per “dietro le quinte”. Se significa lavorare lontano dai riflettori ma vicino alle decisioni che contano, allora è un valore enorme. Se invece significa restare invisibili, confusi con altre professioni, o peggio banalizzati, allora no: è un limite che dobbiamo superare. Le PR in Italia hanno un problema di posizionamento culturale, non di competenza. Il nostro lavoro è costruire relazioni che generano fiducia, consenso, legittimazione. Questo non ha nulla a che fare con l’intrattenimento: ha a che fare con il “potere gentile ma profondissimo della reputazione”.

Nel 2025 Golin ha rafforzato anche il proprio ruolo nel sistema della comunicazione: il suo ingresso nel Consiglio di UNA, un The PRize vinto con Novartis, ma anche l’impegno su progetti a forte valore sociale ed educativo. Che anno è stato, da questo punto di vista?

È stato l’anno in cui abbiamo smesso di chiederci solo “cosa facciamo” e abbiamo iniziato a rispondere con chiarezza a “perché lo facciamo”. Il mio ingresso nel Consiglio Direttivo di UNA – Aziende della Comunicazione Unite non lo vivo come un riconoscimento personale, ma come una presa di responsabilità. Credo che oggi le PR debbano tornare a sedersi nei luoghi dove si definisce il futuro della comunicazione, portando visione, rigore e cultura della relazione. Se non lo facciamo noi, qualcun altro continuerà a raccontare il nostro mestiere in modo riduttivo. Vincere un The PRize con Novartis è stato per Golin un punto di partenza importante e una conferma che strategia, creatività e impatto sociale possono convivere. È il risultato di un modo di lavorare che tiene insieme dati, sensibilità e coraggio narrativo. E poi ci sono quelli che per noi sono “progetti di senso”: “Parole ai Padri”, che apre una riflessione nuova sulla genitorialità maschile; il lavoro con gli scout CNGEI, che parla di educazione civica, responsabilità e comunità; il supporto a “BeGreat”, che accompagna giovani atleti in un percorso di empowerment che va oltre la performance sportiva. Questi progetti raccontano molto di più di Golin di qualsiasi presentazione: raccontano che crediamo in una comunicazione che lascia tracce, che educa, che costruisce futuro. Nel 2025 abbiamo scelto di stare lì. E non è una scelta temporanea.

Il 2026 si apre però con uno scenario complesso: mercato instabile, tensioni geopolitiche, incertezze economiche. Vi preoccupa?

Sarebbe ingenuo dire di no. Ma non siamo spaventati. Il tempo ci ha insegnato la resilienza. Abbiamo attraversato una pandemia globale, abbiamo visto cambiare radicalmente il modo di lavorare, di comunicare, di stare insieme. E siamo ancora qui, più forti di prima. L’incertezza non è una novità: è diventata il contesto. La differenza la fa come ci stai dentro. Noi non reagiamo con la paura, ma con il pensiero strategico, con il coraggio delle scelte, con la capacità di restare uniti anche quando il contesto è complesso.

Qual è, allora, il vero punto di forza con cui Golin guarda al 2026?

L’essere un insieme. Non una somma di individualità, non una struttura fragile che si regge sui singoli, ma una comunità professionale che condivide valori, responsabilità e visione. Essere coraggiosi, per noi, non significa essere temerari. Significa restare fedeli a ciò che siamo anche quando sarebbe più facile diluirsi. Siamo convinti che il nostro impegno, la nostra coerenza e la nostra capacità di fare squadra ci porteranno lontano, anche in uno scenario complesso. Il futuro non si controlla. Ma si può affrontare con metodo, lucidità e coraggio. Ed è esattamente quello che intendiamo fare.