Eventi B2B, il boom continua: Eventus trasforma le esperienze in strategia di relazione
Un network internazionale, un approccio modulare e una forte specializzazione IT definiscono il modello dell’agenzia tra eventi fisici e digitali. Ne parliamo con Iolanda Giglio, fondatrice della società
Iolanda Giglio
Il mercato degli eventi in Italia supera 1,1 miliardi di euro e cresce a doppia cifra, confermandosi leva chiave per marketing e comunicazione. In questo contesto si afferma Eventus, agenzia fondata nel 2024 da Iolanda Giglio, specializzata in eventi B2B. Con oltre 200 progetti corporate e più di 100 location attivate, affianca le aziende nella progettazione di esperienze integrate. Il modello unisce strategia, creatività e relazione, superando la logica dell’evento come momento isolato. Il nuovo sito event-us.it racconta un approccio strutturato in tre fasi, Image, Project, Experience, orientato a generare valore nel tempo. Un posizionamento che integra competenze verticali e multidisciplinari, con focus sul mondo IT. Ne parliamo con Iolanda Giglio, fondatrice di Eventus (ospite di DailyOnAir – The Sound Of Adv).
Eventus nasce in un momento di forte espansione del settore eventi: quali esigenze di mercato hai intercettato e quale visione ha guidato la nascita dell’agenzia?
«Eventus nasce in una fase di forte crescita del mercato degli eventi, ma anche di cambiamento profondo. Le aziende non avevano più bisogno solo di organizzare eventi, ma di renderli rilevanti, interessanti per le persone, soprattutto in termini di contenuti ed esperienze. È su questa esigenza che abbiamo costruito la nostra attività, partendo da una conoscenza approfondita di un mercato specifico, quello dell’information and communication technology, e dei suoi clienti. Un know-how che arriva da lontano, dal mio percorso professionale nel mondo degli eventi ICT come responsabile marketing di un importante system integrator italiano. Questa esperienza mi ha permesso di comprendere a fondo non solo i meccanismi di relazione e di costruzione degli eventi dei grandi player tecnologici, ma anche di entrare in contatto diretto con il cliente finale, CIO, CISO e IT manager, sia nel pubblico sia nel privato, conoscendo quindi il target in modo molto dettagliato. Quando è iniziata questa avventura, ho capito che fosse necessario posizionarsi come una realtà giovane ma capace di stare tra domanda e offerta, offrendo progetti che rispondessero concretamente ai bisogni di entrambe le parti».
Cosa vi chiedono i clienti?
«I clienti ci chiedono di realizzare eventi che non siano solo celebrativi o semplici presentazioni di prodotto, ma che diventino una leva strategica di relazione e crescita. Creare eventi belli è importante, ma ciò che conta davvero è progettare esperienze in grado di lasciare qualcosa, non solo alle persone ma anche al business. Lavorando in ambito B2B, le aziende investono negli eventi con l’obiettivo di ottenere un ritorno concreto, misurabile, in termini di risultati».
In poco tempo avete sviluppato numerosi progetti e attivato diverse location: quali sono i risultati più significativi raggiunti finora e cosa raccontano del vostro posizionamento?
«Per noi i risultati si misurano soprattutto nella continuità. Il cliente non ci vede come un semplice fornitore, ma come un partner con cui costruire nel tempo attività capaci di generare valore. Non proponiamo format standard, ma lavoriamo in modo attento sulle reali esigenze, perché la conoscenza del cliente e del suo pubblico è fondamentale. Quando comprendiamo a fondo l’ospite e il contesto, riusciamo a creare progetti su misura. Inoltre, non consideriamo un evento più importante di un altro: ciò che cambia è la complessità, legata magari al budget o al numero di partecipanti, ma non cambia mai l’attenzione che dedichiamo alla progettazione e alla realizzazione».
Come deve essere costruito oggi un evento?
«Non esiste una ricetta unica, ma per noi è fondamentale partire sempre dalle persone. È il fil rouge della nostra agenzia. Costruiamo un team che non è solo interno, ma che include anche il cliente: una squadra unica che lavora verso un obiettivo condiviso. L’obiettivo è accogliere al meglio gli ospiti, creare il contesto giusto per valorizzare l’esperienza e favorire relazioni e network che durino nel tempo e generino opportunità di business».
Come vi muovete rispetto all’innovazione e all’intelligenza artificiale?
«Partiamo dal presupposto che tecnologia e intelligenza artificiale stiano entrando sempre più nel nostro settore e rappresentino strumenti molto utili. Ci aiutano a rendere gli eventi più esperienziali e personalizzati, ma non potranno mai sostituire la componente umana. Non sostituiranno la creatività, semmai la potenziano. E soprattutto non potranno mai sostituire una stretta di mano, un sorriso, un confronto diretto. L’evento è relazione e network: la tecnologia supporta, ma il valore resta umano».
Cosa vi attendete dal settore?
«Vediamo una crescita sempre più forte della componente esperienziale: gli eventi devono essere vissuti, non subiti passivamente. Diventano touchpoint strategici di business e cultura aziendale, con un ritorno che deve essere sempre più misurabile. Allo stesso tempo, cresce la richiesta di eventi più piccoli, iper-personalizzati, che privilegiano la qualità della relazione rispetto alla quantità dei partecipanti. Se da un lato viene richiesto l’effetto ‘wow’, spesso abilitato dalla tecnologia, dall’altro emerge con forza il bisogno di autenticità e di rapporti più diretti».
Un discorso un po’ in controtendenza rispetto alla velocità della tecnologia: si va verso eventi più piccoli?
«Sì, secondo noi sì. Le persone, essendo iperstimolate, tendono a dimenticare ciò che vedono, ma ricordano ciò che vivono e soprattutto con chi lo vivono. È su questo che le aziende vogliono lavorare, per restare nella memoria dei partecipanti. Per farlo, mettiamo insieme competenze verticali diverse: non crediamo nei tuttologi, ma nella capacità di costruire team su misura in base alle esigenze. È un approccio che si riflette anche nel nostro nuovo sito, pensato per raccontare gli hub di competenze che ruotano attorno al nostro mondo. Nonostante il supporto della tecnologia, il settore è diventato più complesso. Dopo il Covid c’è stata un’accelerazione tecnologica, ma anche un forte bisogno di tornare a una dimensione più umana e intima, anche negli eventi».