Black Soda rafforza il suo ruolo nel marketing data-driven e punta a consolidarsi tra i partner strategici del mercato italiano
L’agenzia data-driven chiude il 2025 con ricavi in aumento del 30%, retention clienti al 93% e punta a un ulteriore +49% nel 2026, rafforzando il proprio ruolo di partner strategico per aziende mid-market ed enterprise. Ne parliamo con Giulia Mastropasqua, chief revenue officer dell’agenzia
Giulia Mastropasqua
In un mercato in cui il marketing digitale è sempre più automatizzato, frammentato e complesso, la vera differenza la fa la capacità di leggere i dati, trasformarli in decisioni rapide e tradurli in risultati concreti sul business. È in questo scenario che si inserisce Black Soda, agenzia specializzata in digital e performance marketing, che ha costruito la propria crescita su un modello integrato fatto di strategia, execution e misurazione. Con risultati solidi, una forte specializzazione nel retail e una cultura aziendale orientata a innovazione e responsabilità, Black Soda punta ora a consolidare il proprio posizionamento nel mercato italiano. Ne parliamo con Giulia Mastropasqua, chief revenue officer di Black Soda (ospite di DailyOnAir - The Sound Of Adv).
Black Soda chiude il 2025 con una crescita del fatturato del 30% e un tasso di retention del 93%. Quali sono stati i driver principali che vi hanno permesso di raggiungere questi risultati?
«Abbiamo raggiunto risultati molto positivi grazie a una combinazione di fattori. In particolare ne abbiamo identificati tre. Il primo riguarda sicuramente la retention clienti e quindi una grande attenzione alle collaborazioni esistenti, con continuità progettuale e aumento del valore medio dei clienti già in portfolio. Il secondo driver è stato il metodo: abbiamo reso più chiari i ruoli, automatizzato i processi interni e questo ci ha aiutato a ridurre le inefficienze e a migliorare marcatamente la qualità della delivery. In poche parole abbiamo accorciato la linea di comando sulle attività chiave. Infine ci sono i dati: abbiamo legato sempre di più le decisioni ai dati. Il dato diventa uno strumento di focus, non solo di reportistica, ma un elemento che guida strategie e decisioni. Non guardiamo solo ai dati di campagna, ma anche ai KPI di business come ricavi, marginalità, rispetto delle deadline e budget raggiunti dai clienti».
Lavorate in aree che spaziano dal performance marketing alla lead generation, fino al CRM, marketing automation, SEO e web development. Quali servizi oggi stanno trainando maggiormente la crescita e quali trend state osservando?
«Il performance marketing resta centrale, però vediamo che sta cambiando, perché non è più solo acquisto media ma sempre di più una leva di marginalità, efficienza e crescita sostenibile. Accanto a questo vediamo una crescita molto forte del CRM e della marketing automation, aree fondamentali perché aiutano i brand a lavorare meglio sulla retention, sul riacquisto e sul valore del cliente nel tempo. Un’altra area molto interessante che sta crescendo moltissimo è quella dello sviluppo web e della CRO, perché stanno diventando sempre più strategiche in un contesto in cui il traffico costa di più e migliorare la capacità di conversione diventa essenziale».
Parallelamente investite anche in formazione, coaching e sviluppo delle performance. Quanto incide la cultura aziendale sulla qualità del lavoro e sulla crescita dell’agenzia?
«Incide moltissimo, per noi è un tema chiave su cui lavoriamo molto ed è qualcosa che si vede ogni giorno nella gestione dei clienti, nella capacità del team di prendere decisioni e nella qualità della delivery. L’obiettivo è aumentare autonomia e capacità strategica delle persone del nostro team, perché crediamo che la crescita di un’agenzia passi dalla crescita delle persone. Infatti proponiamo anche un contesto di lavoro ibrido e full remote. Abbiamo lavorato molto sulle responsabilità e sui processi interni, perché in un’agenzia che cresce velocemente il vero rischio non è solo avere tanto lavoro, ma non avere un sistema abbastanza solido per gestirlo bene. Per questo l’investimento sulle persone e sulla cultura aziendale diventa centrale».
Collaborate con aziende come Ecco, Tannico, Ignazia e L’Ospitalità Italiana. Quali sono oggi le sfide principali di questi settori e come aiutate i brand a crescere?
«Oggi il problema non è solo vendere, ma vendere in modo profittevole. Molti brand investono molto su Google e Meta e i livelli di fatturato aumentano, ma spesso si riducono le marginalità. La vera domanda quindi non è quanto stiamo vendendo, ma quanto valore stiamo creando. In Black Soda lavoriamo proprio su questo: aiutiamo i brand a capire quali prodotti e quali canali generano una crescita sostenibile nel tempo, non solo traffico o vendite nel breve periodo. L’altra grande sfida è la complessità del percorso cliente. Oggi un utente può scoprire un brand su Meta, cercarlo su Google, iscriversi alla newsletter e magari comprare giorni dopo da un altro canale. Guardare i canali separatamente fa perdere la visione reale del percorso cliente. Per questo lavoriamo integrando i dati che arrivano dall’advertising, dal CRM e dall’e-commerce, così da dare una lettura più chiara del business nel suo complesso. In sintesi aiutiamo i brand a dipendere meno dall’attività di media buying e a costruire una crescita più solida, misurabile e profittevole».
Prevedete una crescita del 49% nel 2026. Su quali asset, competenze e strategie punterete per raggiungere questo obiettivo?
«Crescere del 49% è sicuramente un obiettivo ambizioso, ma il punto non è crescere a tutti i costi: il vero obiettivo è farlo in modo scalabile e sostenibile nel tempo. Per questo ci concentreremo sulla retention e sull’aumento del valore dei nostri clienti, quindi non solo sulla nuova acquisizione ma sulla crescita dei clienti attivi e su una maggiore marginalità. Lavoreremo molto anche sulla struttura organizzativa, per creare processi più solidi, ruoli più chiari e una maggiore responsabilità dei singoli team. Un altro asset fondamentale sarà il dato, perché dashboard, misurazione e modellazione sono sempre più importanti per guidare le decisioni delle aziende. Continueremo inoltre a investire sulle competenze del team, sia attraverso la crescita interna sia con hiring mirato, collaborazioni con profili senior e partnership con advisor».
Oggi il mercato è sempre più automatizzato e guidato dall’AI. Quale sarà secondo voi il futuro del digital marketing e come immaginate l’evoluzione di Black Soda nel lungo periodo?
«Il digital marketing sarà sempre più automatizzato, questo è evidente. Google, Meta e le altre piattaforme stanno già assorbendo molte attività operative che prima richiedevano tempo. L’AI aiuterà a gestire i processi ripetitivi ma, secondo noi, aumenterà ancora di più il valore dell’intelligenza umana e della strategia. Il futuro delle agenzie sarà nella capacità di interpretare i dati, guidare le decisioni e costruire sistemi di crescita. I clienti avranno sempre meno bisogno di qualcuno che faccia pura operatività o gestisca campagne, mentre avranno sempre più bisogno di partner capaci di collegare marketing, business e governance dei dati, orchestrando le diverse aree del business. Black Soda vuole andare proprio in questa direzione: meno dipendenza dall’operatività pura e un posizionamento sempre più orientato a consulenza, dati, strategia e responsabilità sui risultati dei clienti».