Witailer al Netcomm Forum 2026: STUDIO AI e il nuovo paradigma del Value Commerce tra dati, piattaforme e decisioni strategiche
Evoluzione dell’analisi e del governo dei canali digitali: ne parliamo con Beatrice Monza, managing director del gruppo
Beatrice Monza
Witailer arriva al Netcomm Forum 2026 con una proposta chiara: trasformare la complessità dei marketplace in un vantaggio competitivo, mettendo al centro dati proprietari, capacità diagnostica e una piattaforma evoluta come STUDIO AI, che rappresenta un cambio di passo: non un semplice layer conversazionale, ma un sistema proprietario che combina moduli analitici, intelligenza artificiale e logiche di ragionamento strutturato, costruite su anni di esperienza operativa. La piattaforma normalizza i dati, li correla e restituisce indicazioni verificabili, mantenendo la supervisione umana come elemento chiave nel processo decisionale. In un contesto in cui i brand si muovono tra ecosistemi sempre più articolati, l’obiettivo è ridurre la distanza tra analisi e decisione, accelerando il time-to-insight e migliorando la qualità delle scelte strategiche. La presenza all’evento milanese non è solo una vetrina, ma un momento di confronto su come il Value Commerce stia ridefinendo il ruolo di dati, piattaforme e operation lungo tutta la filiera retail. Ne parliamo con la managing director del gruppo, Beatrice Monza.
Qual è il ruolo di Witailer al Netcomm Forum 2026 e quale messaggio strategico volete portare al mercato?
«Siamo qui per presentarci come partner strategico per i brand, perché oggi e-commerce non significa più semplicemente essere presenti sui marketplace, ma riuscire a governarli. E questo passa anche attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che in questo momento rappresenta un po’ il nostro superpotere».
Presentate STUDIO AI: come risponde alle esigenze dei brand e quali sono le sue caratteristiche principali?
«Noi abbiamo lanciato STUDIO AI diversi anni fa: è un prodotto utilizzabile anche in self service dai clienti per analizzare la grande quantità di dati presenti all’interno di Amazon e degli altri marketplace. Con l’evoluzione di Studio AI oggi possiamo accelerare enormemente il time to insight. Basta fare una domanda semplice all’AI, per esempio “come stanno andando le performance?”, per ottenere immediatamente tutte le informazioni rilevanti, anche rispetto all’anno precedente, senza dover navigare tra decine di tab differenti. È questo l’aspetto più interessante».
In generale, come sta evolvendo il mercato del digital commerce?
«Sta succedendo di tutto a una velocità impressionante. Fare previsioni oggi è quasi impossibile. Ogni settimana cambia qualcosa e il mercato evolve continuamente».
Secondo voi il mercato italiano è più lento rispetto ad altri Paesi?
«Sì, oggi c’è ancora una certa lentezza da parte dei retailer. Negli Stati Uniti, per esempio, molti competitor di Amazon hanno già iniziato a monetizzare dati, audience e inventory in maniera molto evoluta. In Europa, e in particolare in Italia, c’è ancora molta frammentazione e questo rende tutto più complesso».
È anche una questione culturale o anagrafica del nostro Paese?
«Sicuramente non siamo tra i Paesi più avanzati nell’utilizzo dell’e-commerce, ma lavorando in tutta Europa vediamo che questa situazione è abbastanza comune nel vecchio continente. L’Italia è forse un po’ più indietro, ma il problema non riguarda soltanto noi».
In questo scenario serve ancora molta formazione?
«La formazione è importante, ma devo dire che i nostri clienti storici, con cui lavoriamo da sette o otto anni, oggi sono molto preparati su Amazon e molto interessati a capire che cosa stIa succedendo. Il vero problema spesso è l’infrastruttura e la frammentazione dei dati».
Qual è oggi la principale difficoltà nella gestione dei dati?
«Pensiamo al mondo delle farmacie online: ogni piattaforma utilizza KPI, metriche e reportistiche differenti. Per questo, per esempio, con Opella, lo spin-off consumer healthcare di Sanofi, abbiamo creato una soluzione multi-retail che consente di uniformare e confrontare tutti i dati. In molti casi manca ancora una sintesi unica e alcune piattaforme non mettono nemmeno a disposizione i dati tramite API. Di fatto, spesso si lavora quasi al buio».
Quando invece i dati vengono condivisi correttamente, quali opportunità si aprono?
«Amazon è sicuramente il caso più avanzato. Oggi mette a disposizione strumenti molto evoluti sia lato media sia lato dati di prima parte. I brand possono utilizzare le data clean room per costruire campagne più precise, comprendere meglio il proprio consumatore e correggere eventualmente il target delle attività advertising».
Che cosa consigliate oggi ai brand davanti a un cambiamento così rapido?
«Bisogna accettare il cambiamento, qualunque direzione prenderà. L’intelligenza artificiale ormai fa parte del lavoro quotidiano: noi la utilizziamo ogni giorno per migliorare ed efficientare i processi. L’idea è quella di non avere paura dell’innovazione, ma di abbracciarla e portarla concretamente ai clienti e ai partner».