Il web che cambia, tra metodo, intelligenza artificiale e formazione: la visione di Web Leaders
Scenario digitale, nuovi utenti, intelligenza artificiale e formazione come leva strategica: il punto di vista di Michele De Capitani sul presente e sul futuro del web
Michele De Capitani
Il web non è più soltanto un canale, ma un ecosistema che cambia il modo di produrre valore, comunicare e competere. Tra algoritmi instabili, intelligenza artificiale e utenti sempre più consapevoli, alle aziende non basta più “esserci”: serve metodo, visione e capacità di interpretare il cambiamento. In questo scenario si inserisce Web Leaders, agenzia che ha fatto della formazione, dei dati e dei risultati misurabili il proprio tratto distintivo. Alla guida c’è Michele De Capitani (ospite di DailyOnAir - The Sound Of Adv), specialista SEO, formatore e autore dell’ultimo libro dedicato a come il web, e l’intelligenza artificiale, stiano ridefinendo il marketing e il lavoro digitale.
Web Leaders nasce nel 2020 ma mostra fin da subito una struttura molto solida. Quanto ha inciso la sua esperienza ventiseiennale nella costruzione di un’agenzia fondata su metodo, numeri e processi più che sulle mode del digitale?
«Ha inciso in maniera determinante. Ho 26 anni di esperienza al fianco degli imprenditori e ho seguito oltre 5.000 progetti per aiutarli a espandere le loro aziende attraverso il digital marketing. Era naturale fondare la nuova agenzia sugli aspetti determinanti della mia esperienza e delle mie competenze, nate da una passione che ho fin da quando avevo otto anni e programmavo piccoli software per i miei amici. Da lì ho trasformato quella passione in un lavoro profondamente metodologico, basato sui dati e soprattutto sulla prevedibilità dei risultati. È questo il fondamento con cui nel 2020 è nata Web Leaders».
Cosa significa oggi governare il digitale attraverso dati, procedure e tutto ciò che è misurabile?
«Significa prima di tutto raccogliere le informazioni, perché senza dati non si può intervenire in modo scientifico. Una volta analizzati, possiamo applicare strategie che io definisco “laser”, interventi mirati che aumentano i risultati e li rendono prevedibili. Faccio un esempio pratico: sapevo che per avviare bene la mia attività dovevo riempire sale con un numero minimo di partecipanti per ottenere un certo numero di clienti. Questa scientificità consente una programmazione molto più accurata degli investimenti».
Parlate spesso di formazione come valore e non come leva promozionale. Com’è cambiato lo scenario degli imprenditori?
«L’imprenditore è sempre stato propenso alla formazione propria e dei collaboratori. Oggi è molto più attento alle nuove tecnologie, in particolare all’intelligenza artificiale. Ha intuito che c’è qualcosa di importante da comprendere e da applicare. L’AI ha esasperato ulteriormente la velocità di innovazione rispetto al web. Gli imprenditori partecipano ai nostri corsi e mandano i collaboratori per aggiornarsi e poi decidere, con maggiore consapevolezza, se e come integrare questi strumenti nella loro produttività».
Che tipo di imprenditore digitale sta emergendo oggi rispetto a qualche anno fa?
«Sta emergendo un imprenditore molto esigente, che desidera utilizzare le nuove tecnologie per velocizzare i processi, offrire un prodotto migliore e ridurre gli investimenti rispetto ai metodi tradizionali. Se utilizzati bene, questi strumenti permettono di ottenere grande visibilità o aumentare la capacità produttiva senza sostenere i costi di un tempo. Il cambiamento principale è proprio questo: imprenditori che vogliono crescere ancora di più grazie a questi strumenti».
La comunicazione un tempo era considerata soprattutto creativa e istintiva. Oggi l’organizzazione sembra diventata centrale.
«Assolutamente sì. Finché non ho strutturato l’azienda con processi chiari e con il mio sistema di management, l’Hubbar Management System, non riuscivo a espandermi oltre un certo punto. Gestivo tutto personalmente, dai clienti alle decisioni operative, ma si arriva a un limite. Serve imparare a delegare e soprattutto comprendere quali processi devono essere governati per continuare a crescere in modo inarrestabile. È ciò che insegno ai miei imprenditori e studenti.»
Non c’è il rischio che un’organizzazione sempre più strutturata e tecnologica faccia perdere spontaneità?
«Il rischio esiste, ma nei miei corsi e nei miei libri metto sempre al centro l’essere umano. Le tecnologie sono strumenti, non sostituti. Possono darci “super poteri”, ma non possiamo delegare loro il controllo. Se impariamo a usarle come abbiamo imparato a usare un computer o uno smartphone, amplificheranno le nostre capacità creative e produttive».
L’intelligenza artificiale è il grande tema del presente. Quali errori vede più spesso nelle aziende?
«Vedo due estremi: chi vuole sostituire tutto con l’AI e chi invece la ignora pensando che non cambierà nulla. Entrambi gli atteggiamenti sono sbagliati. Dobbiamo studiare lo strumento e usarlo per potenziare ciò che già facciamo, non per distruggere ciò che funziona. Se non lo facciamo noi, lo farà qualcun altro dall’altra parte del pianeta con una produzione talmente massiva da sovrastarci. L’errore più grave è ignorare il progresso, come accadde con internet».
Davvero internet veniva snobbato all’inizio?
«Assolutamente sì. Nel 2000, quando iniziai, ricordo conferenze in cui il web veniva guardato con scetticismo. Perfino in famiglia mi chiedevano quando avrei trovato un lavoro serio. Oggi non possiamo più farne a meno. Con l’intelligenza artificiale sta accadendo qualcosa di simile, ma con meno resistenze perché abbiamo già visto cosa succede quando si resta indietro».
Ha appena pubblicato un libro sui fondamenti del web. Perché questa scelta?
«Perché ho notato che molti collaboratori, anche provenienti da università o master, arrivavano con malcomprensioni sulle basi del web, soprattutto sulle terminologie. Il nostro settore è pieno di inglesismi e non esiste un vocabolario condiviso. Ho deciso di scrivere un testo che spiegasse come funziona il web partendo da zero, senza dare nulla per scontato, applicando un metodo di studio che utilizzo anche in azienda».
Guardiamo al futuro: cosa vi aspettate come Web Leaders?
«Credo che stiamo vivendo uno dei momenti storici con più opportunità in assoluto. Oggi possiamo raggiungere miliardi di persone in pochi secondi grazie al web e all’intelligenza artificiale. Nei prossimi cinque o sei anni molti lavori ripetitivi verranno automatizzati, ma non lo considero una minaccia. È un’opportunità per dedicare le nostre energie a produzioni più elevate. La chiave è la consapevolezza: usare le macchine per amplificare le nostre competenze, non per sostituirle».