Autore: Davide Sechi
07/04/2026

Vendusio, la pubblicità digitale che conquista il post-checkout

Un modello collaborativo tra e-commerce che trasforma la thank you page in leva di conversione, con costi basati sulle interazioni e integrazione semplice: ne parliamo con il promotore italiano del progetto Massimo Matarrese

Vendusio, la pubblicità digitale che conquista il post-checkout

Massimo Matarrese

Nel marketing digitale la competizione si concentra da sempre sul momento che precede l’acquisto, lasciando in ombra una fase ad alto potenziale come il post-checkout, dove l’attenzione dell’utente è ancora attiva e orientata all’azione. In questo scenario emergono modelli capaci di ripensare i touchpoint tradizionali, trasformandoli in spazi di valore e relazione tra brand. Tra questi si inserisce Vendusio Coupon Network, che ridefinisce la funzione della thank you page attraverso un sistema collaborativo tra e-commerce, puntando su pertinenza delle offerte e logiche di performance. Un approccio che unisce innovazione, sostenibilità dei costi e nuove opportunità nel retail media: ne parliamo con il promotore italiano del progetto, Massimo Matarrese (ospite di DailyOnAir - The Sound Of Adv)

Vendusio trasforma la thank you page in uno spazio strategico: quando avete capito che il vero valore stava nel “dopo” e non nel “prima” dell’acquisto?

«A un certo punto ci siamo detti una cosa molto semplice: tutte le aziende si concentrano prima dell’acquisto. Tutti cercano attenzione in quel momento e tutti cercano di convincere l’utente. Di conseguenza c’è una competizione fortissima concentrata proprio lì. Ma dal nostro punto di vista c’è un aspetto che spesso viene trascurato: dopo l’acquisto l’utente non sparisce, è ancora presente, è ancora lì, ha appena concluso un ordine ed è in una fase molto positiva, molto attenta. E quindi ci siamo chiesti se fosse possibile che questo spazio venisse utilizzato così poco. La pagina di ringraziamento viene ancora vista come una formalità, come una semplice conferma, come un passaggio tecnico. In realtà può essere molto di più. Ed è proprio da questa riflessione che nasce Vendusio: utilizzare al meglio quel momento, ma farlo bene, senza essere invasivi, senza proporre offerte casuali. L’idea è proporre qualcosa che abbia davvero senso per l’utente, qualcosa di utile per chi compra e naturalmente anche per i brand».

Il vostro modello si basa su uno scambio tra e-commerce: quanto è difficile convincere i brand a passare dalla competizione pura a una logica condivisa?

«All’inizio c’è sempre un po’ di resistenza, questo è vero. Molti brand ragionano ancora secondo una logica di competizione pura. Però quando si entra nel concreto le prospettive cambiano, perché non si tratta di far promuovere a un e-commerce un concorrente diretto. Non è questo il punto. Parliamo di realtà che possono completarsi. Se un utente ha appena acquistato una camicia, perché non proporgli una giacca coordinata, un paio di pantaloni adatti o delle scarpe coerenti? In questo modo non creiamo competizione, ma continuità. Cerchiamo di proporre qualcosa che abbia senso per quella persona in quel momento specifico».

A questo punto diventa determinante la qualità del dato, corretto?

«Esattamente. Secondo noi conta molto di più la qualità del dato rispetto alla quantità. Per tanto tempo nel digitale si è parlato soprattutto di accumulare informazioni, di avere più pubblico possibile. Ma nella pratica non è questo che fa la differenza. Quello che conta davvero è il dato giusto nel momento giusto. Subito dopo un acquisto abbiamo un’informazione estremamente precisa: sappiamo cosa l’utente ha appena comprato. E quindi possiamo costruire proposte coerenti con quella scelta, con quella situazione specifica, rendendo l’offerta davvero pertinente».

Il fatto che il costo scatti solo sull’interazione concreta è una risposta alla crisi di fiducia verso l’advertising tradizionale?

«Secondo me sì, almeno in parte. Oggi le aziende vogliono capire meglio cosa stanno pagando ed è giusto che sia così. C’è più attenzione al budget, più prudenza e soprattutto più richiesta di trasparenza. Il nostro modello va proprio in questa direzione: il costo parte solo quando c’è un’interazione concreta. Questo rende tutto più chiaro, più trasparente e anche più semplice da comprendere per le aziende».

È una direzione destinata a diventare lo standard oppure siete ancora tra i pochi a muovervi così?

«Per ora siamo ancora tra i pochi. Stiamo cercando di differenziarci in un mercato che spesso è troppo generalista. Il nostro obiettivo è posizionarci come un’offerta di qualità, mettendo al centro la trasparenza e la chiarezza dei costi».

Vendusio arriva in Italia con un modello ancora poco diffuso: quali opportunità vedete?

«L’Italia è un mercato molto interessante. Da una parte c’è un ecosistema e-commerce molto vivace, con tante realtà che cercano nuovi modi per crescere. Dall’altra c’è ancora bisogno di spiegare bene questi modelli. Le due cose convivono: c’è opportunità ma anche necessità di chiarezza. Proprio per questo il mercato italiano è fertile, perché oggi le aziende sono molto più sensibili rispetto al passato a temi come l’efficienza, il controllo dei costi e la sostenibilità degli investimenti. Vendusio si inserisce esattamente in questo contesto».

E l’intelligenza artificiale come entra in questo sistema?

«Ha già un ruolo importante e lo avrà sempre di più. Ma bisogna fare attenzione a non usarla come uno slogan. Per noi il punto non è dire che utilizziamo l’intelligenza artificiale, ma capire se aiuta davvero a migliorare quello che facciamo. E la risposta è sì: ci aiuta a rendere le proposte più precise, a capire quali abbinamenti funzionano meglio, quali segnali rendono un’offerta più utile e meno casuale. Ma resta uno strumento, non una medaglia. Il principio rimane sempre lo stesso: mantenere un collegamento con la persona e mostrare la cosa giusta nel momento giusto».

Guardando ai prossimi tre anni, come evolverà il post-checkout marketing?

«Secondo noi tutto ciò che accade dopo l’acquisto avrà un peso sempre maggiore. Finora molte aziende si sono concentrate quasi esclusivamente sul portare l’utente al pagamento, che è ovviamente un passaggio fondamentale. Però sta diventando sempre più chiaro che anche il momento successivo ha un valore enorme. La thank you page smetterà di essere considerata una pagina secondaria e diventerà uno spazio utile, interessante e commerciale, se utilizzato nel modo corretto».

E il mercato italiano, in definitiva, è davvero stimolante?

«Sì, il contesto è favorevole. Noi vogliamo stare lì, vogliamo aiutare gli e-commerce a usare meglio questo spazio, la thank you page, senza sprecarlo. Il digitale spesso sembra semplice e immediato, ma nasconde complessità che vanno comprese a fondo. Se non lo si fa, si rischia di disperdere valore. Per questo siamo convinti che non si tratti di una moda passeggera, ma di una direzione precisa in cui sta andando il mercato: gli utenti vogliono sempre più proposte pertinenti e sempre meno comunicazioni casuali o invasive».