Autore: Davide Sechi
19/03/2026

SUPERBELLO, quando la complessità corporate diventa creatività

Dalla produzione video agli eventi ibridi, passando per sperimentazione tecnologica e storytelling: la struttura cresce come hub creativo capace di tradurre brief complessi in contenuti chiari e coinvolgenti per brand e organizzazioni. Ne parliamo con il founder e CEO Fabrizio Parisi

SUPERBELLO, quando la complessità corporate diventa creatività

Fabrizio Parisi

Nel panorama della comunicazione contemporanea le aziende chiedono sempre più contenuti capaci di semplificare messaggi complessi senza perdere profondità. Eventi, video, live communication e format digitali diventano strumenti strategici per raccontare brand, visioni e trasformazioni. In un contesto in cui tecnologia, linguaggi e piattaforme cambiano rapidamente, il valore non sta solo nella creatività ma nella capacità di costruire processi produttivi solidi che permettano alle idee di arrivare davvero fino al pubblico. È proprio su questo equilibrio tra metodo e sperimentazione che si muove SUPERBELLO, event boutique & video factory fondata nel 2017. L’agenzia integra produzione video, live communication e motion graphic in un modello operativo pensato per tradurre la complessità del mondo corporate in contenuti chiari, efficaci e coinvolgenti. Negli anni SUPERBELLO ha collaborato con realtà appartenenti a settori diversi, dalla finanza all’energia, dal fashion all’industria fino al terzo settore, lavorando con organizzazioni come IKEA, AboutPharma, Chora Media, WeWorld Onlus, Lifegate, Etica SGR e RDS. Tra i clienti attivi figurano Edison Energia, Banca IFIS, OVS e Assogestioni - Salone del Risparmio. Oggi la Video Factory può contare su un team interno di dieci professionisti con un’età media di 29 anni e continua a sviluppare format sempre più integrati che uniscono eventi fisici, esperienze ibride e produzione di contenuti pensati per la distribuzione digitale. Ne parliamo con Fabrizio Parisi, founder e CEO di SUPERBELLO (ospite di DailyOnAir - The Sound Of Adv).

Qual è stata l’intuizione iniziale alla base della nascita di SUPERBELLO? Quale esigenza di mercato volevate intercettare?

«SUPERBELLO nasce da un’intuizione molto precisa: costruire una realtà capace di unire creatività e produzione in modo fluido, veloce e coerente. In quel momento vedevamo un mercato spesso diviso tra strutture molto forti sul piano strategico, ma lente e poco flessibili, e realtà invece molto operative, con una grande capacità di esecuzione ma non sempre in grado di costruire un racconto distintivo. Volevamo posizionarci nel punto di incontro tra questi due mondi, mettendo insieme visione, sensibilità estetica e capacità produttiva. L’esigenza che volevamo intercettare era offrire ai brand un partner capace non solo di realizzare un contenuto o un evento, ma di trasformare un progetto di comunicazione in qualcosa di forte, contemporaneo e memorabile. Fin dall’inizio non ci interessava essere un semplice produttore esecutivo, ma costruire una realtà capace di interpretare il brief, dare forma a un messaggio e accompagnare il cliente lungo tutto il percorso, dall’idea alla produzione. La nostra intuizione era che la qualità non dipenda solo dall’output finale, ma dal modo in cui pensiero creativo e capacità di realizzazione lavorano insieme sin dal primo momento».

Vi siete affermati come event boutique e video factory. Quali sono oggi i principali ambiti in cui operate e i settori verticali che rappresentano il cuore del vostro business?

«Oggi siamo una event boutique e una video factory, che restano i due assi principali del nostro lavoro, ma negli ultimi due anni il perimetro si è ampliato includendo anche motion design, progettazione visuale e sviluppo di contenuti pensati per vivere su più canali e in contesti differenti. Cerchiamo di non lavorare per compartimenti stagni, ma di costruire ecosistemi di contenuto che funzionino sia dal vivo sia in ambito video e digitale. L’obiettivo è offrire un servizio a tutto tondo, non focalizzato su un singolo output ma su una visione capace di intercettare diverse piattaforme e modalità di fruizione».

Questa capacità multidisciplinare vi ha permesso di ampliare anche il vostro perimetro di clienti? Ci sono settori che ancora non avete coperto e sui quali state lavorando?

«Abbiamo toccato diversi settori, tra cui comunicazione corporate, finance, pharma, energy e terzo settore. Più che individuare ambiti ancora scoperti, per noi il terreno ideale è rappresentato da tutti quei contesti in cui esiste una complessità che deve essere tradotta in un linguaggio visuale o di comunicazione. È lì che possiamo portare più valore, perché il nostro lavoro non consiste solo nel produrre qualcosa di esteticamente efficace, ma nel rendere chiaro, coinvolgente e leggibile un contenuto che spesso è articolato e non immediato. La capacità di sintesi è quindi un elemento centrale del nostro approccio».

Qual è il vostro metodo operativo? In che modo riuscite a incanalare progetti complessi in un processo efficace?

«Il nostro percorso parte sempre dalla sintesi. Quando riceviamo un brief, il primo passo non è pensare immediatamente a una soluzione, ma capire cosa bisogna dire, a chi dobbiamo parlare, quale tono adottare e quale forma dare al contenuto. In agenzia diciamo spesso che il nostro lavoro è togliere rumore: individuare il nucleo del messaggio e costruire attorno a esso una narrazione chiara, leggibile e coinvolgente. Un elemento fondamentale del nostro approccio è che creatività e produzione dialogano fin dall’inizio: l’idea non nasce mai scollegata dalla sua realizzazione. La produzione non è una fase puramente tecnica, ma parte integrante del processo creativo, e questo ci permette di essere più concreti, più veloci e più coerenti lungo tutto lo sviluppo del progetto».

La sfida oggi è trovare un equilibrio tra creatività e pragmatismo?

«La sfida principale è avere una forte capacità di lettura del brief e della complessità che porta con sé. Spesso lavoriamo su contenuti, come nel caso del pharma, che sono difficili da trattare a livello narrativo e visivo. Il primo ostacolo è proprio riuscire a tradurre questi messaggi in una forma chiara e accessibile. Più che uno scontro tra creatività e pragmatismo, si tratta di trovare una sintesi efficace tra contenuto e linguaggio».

È cambiato qualcosa rispetto a quando avete fondato SUPERBELLO?

«Da quando abbiamo iniziato, il modello di comunicazione è stato trasformato più volte. I linguaggi evolvono molto più rapidamente rispetto al passato, tra social media, nuove piattaforme e formati emergenti. La nostra sfida è comprendere i trend e adattarli al cliente, senza forzature, perché non tutti i contesti sono pronti per gli stessi linguaggi. Serve una sensibilità capace di rendere coerente il mezzo con il messaggio e con l’identità del brand».

Che impatto ha l’intelligenza artificiale sul vostro lavoro e sul settore?

«È da più di un anno che la stiamo integrando in modo pragmatico. Non ci interessa usarla come etichetta, ma come strumento concreto, soprattutto nello sviluppo creativo, nella previsualizzazione, nel supporto alla scrittura, nella post-produzione e nell’ottimizzazione dei workflow interni. Ci permette di accelerare i processi e, soprattutto, di testare e riprovare idee in tempi molto rapidi. Questo aspetto del testing è diventato centrale, perché consente di ottenere feedback immediati e di affinare le soluzioni creative in modo più dinamico rispetto a pochi anni fa».

Ci sono altri fattori tecnologici che stanno trasformando il settore?

«Seguiamo la tecnologia con attenzione, ma senza inseguire le mode. Ci interessa capire come possa avere un impatto reale sul lavoro, sulla velocità dei processi e sulla libertà creativa. Oltre all’intelligenza artificiale, vediamo evoluzioni importanti nella user production, nel motion design e nei tool collaborativi da remoto. Più in generale, è in atto un cambiamento culturale: la tecnologia va letta come uno strumento, non come un fine».

Quali sono i prossimi step per SUPERBELLO e quali tendenze vi aspettate nel prossimo futuro?

«Il nostro sviluppo riguarda entrambe le anime del progetto, sia la parte creativa sia quella produttiva, quindi tutto ciò che comprende l’organizzazione degli eventi, la videoproduzione e, più in generale, le attività integrate. La crescita, però, non la intendiamo come un valore puramente numerico: l’obiettivo è alzare la qualità dei progetti, rafforzare i processi interni e continuare a investire nelle competenze, nello sviluppo creativo e nella capacità di esecuzione. Sono questi i tre punti su cui lavoreremo nei prossimi anni. Ci interessa costruire una crescita solida e sostenibile, lucida nelle scelte e coerente con la nostra identità. Sul mercato prevediamo una richiesta sempre più forte di contenuti autentici, flessibili e multiuso, capaci di vivere su piattaforme diverse e adattarsi a contesti differenti. Allo stesso tempo, assisteremo probabilmente a una convergenza sempre più marcata dell’intelligenza artificiale, sia nella produzione video sia nelle live experience, un ambito che sta emergendo con grande forza negli ultimi mesi. In uno scenario così accelerato, però, ciò che farà davvero la differenza resterà la qualità delle idee, la solidità del metodo e la capacità di esecuzione: sono questi i pilastri su cui costruire i progetti del futuro».