Soundreef, la collecting digitale che trasforma dati, AI e media in nuove leve per la monetizzazione della musica
Dalla creator economy alla tracciabilità algoritmica degli utilizzi musicali, passando per analytics, piattaforme e comunicazione data-driven: il mercato dei diritti evolve verso modelli sempre più digitali e trasparenti. Ne parliamo con il CEO Davide d’Atri
Davide d'Atri
Nel pieno dell’economia dei contenuti, la musica è diventata un’infrastruttura chiave per piattaforme social, creator, brand e media digitali. Ogni video, podcast, live streaming o campagna pubblicitaria integra brani musicali che generano valore, dati e nuove opportunità di monetizzazione. In parallelo, la crescita della creator economy e la frammentazione dei touchpoint digitali rendono sempre più centrale la capacità di tracciare gli utilizzi, leggere i consumi e distribuire in modo rapido e trasparente i compensi ai titolari dei diritti. In questo scenario, tecnologia, intelligenza artificiale e analytics stanno ridefinendo il ruolo delle società di gestione dei diritti, che evolvono da intermediari amministrativi a piattaforme digitali orientate ai dati. La gestione delle royalty diventa così anche uno strumento di insight sui comportamenti del pubblico, utile non solo per autori ed editori, ma anche per brand, agenzie e operatori dei media digitali interessati a comprendere come la musica influenzi engagement, distribuzione e performance dei contenuti. È in questo contesto che si inserisce Soundreef, independent management entity europea con una struttura tecnologica end-to-end per la raccolta e distribuzione delle royalty su utilizzi online, offline, live e broadcast. L’azienda rappresenta oltre 48.000 autori, compositori ed editori in 90 Paesi e punta su trasparenza, tracciabilità digitale e strumenti data-driven per ridefinire il rapporto tra creatori, piattaforme e mercato. Ne parliamo con il CEO Davide d’Atri (ospite di DailyOnAir - The Sound Of Adv).
Come nasce Soundreef e quale problema del mercato dei diritti musicali volevate risolvere?
«Soudreef nasce qualche anno fa in Inghilterra dall’idea che la gestione del diritto d’autore, e quindi dei compensi per autori, compositori ed editori, fosse troppo farraginosa, poco trasparente e molto lenta. Abbiamo quindi pensato di riscrivere da zero le regole del settore per consentire agli autori, ai compositori e agli editori di guadagnare di più, avere una rendicontazione più chiara, capire quindi da cosa stanno guadagnando, e ricevere i pagamenti in tempi più rapidi rispetto al passato».
Quanto pesa oggi una infrastruttura digitale nella raccolta e distribuzione delle royalties?
«Senza l’evoluzione del digitale degli ultimi anni sarebbe stato impossibile, per una piccola startup, competere con realtà come SIAE o con altri grandi player europei. Anche solo la registrazione delle opere, che oggi avviene in modo digitale, fino a 10-15 anni fa era cartacea, con costi insostenibili. Lo stesso vale per la raccolta dei compensi: senza il supporto del digitale e oggi dell’intelligenza artificiale, sarebbe impensabile operare con la stessa efficacia. Il digitale incide quindi completamente sui nostri processi, sia nella relazione con autori, compositori ed editori, sia nel rapporto con chi utilizza la musica».
In che modo il lavoro sui dati si traduce operativamente nella vostra attività?
«Ci piace definirci una data company. Il nostro lavoro parte dal recupero e dall’analisi dei dati di utilizzazione della musica: parliamo di miliardi di passaggi tra radio, televisione, concerti e utilizzi in esercizi commerciali. Questi dati devono essere intercettati, analizzati e trasformati in compensi per gli aventi diritto. Fin dall’inizio abbiamo scelto di differenziarci proprio partendo dal dato, perché una raccolta granulare, digitale e veloce consente di rendere la distribuzione delle royalties più equa. Se sappiamo esattamente cosa viene utilizzato, possiamo comunicarlo agli autori, permettendo loro di verificare la correttezza dei compensi».
Operando a livello globale, come gestite scouting e comunicazione verso autori ed editori?
«Gestiamo repertori di artisti internazionali e operiamo in molti Paesi. Da un lato c’è una comunicazione di branding più tradizionale, dall’altro un lavoro molto intenso di relazione diretta, uno a uno, con editori, autori, compositori e i loro manager. È una comunicazione altamente professionale, costruita su rapporti diretti e continuativi».
Vi occupate anche di utilizzo della musica per branded content o attività di comunicazione?
«Una collecting society deve essere imparziale rispetto ai propri iscritti. Il nostro ruolo non è promuovere o associare la musica a specifici contenuti commerciali. Questo è compito di etichette, editori o manager. Noi ci occupiamo di monitorare l’utilizzo della musica e di riscuotere i compensi per conto degli autori, mantenendo un approccio neutrale e rappresentativo di tutti».
Come gestite le piattaforme digitali e i nuovi formati come social e podcast?
«Le principali piattaforme digitali utilizzano musica e riconoscono il diritto d’autore, e noi ci occupiamo della raccolta dei compensi a livello globale. Esiste naturalmente una tensione negoziale, perché da un lato le collecting society puntano a garantire compensi adeguati, dall’altro le piattaforme tendono a contenere i costi e talvolta non sono completamente trasparenti sui dati. In ogni caso, queste piattaforme rappresentano oggi una componente molto rilevante delle royalties».
Quali sono le vostre priorità future, tra intelligenza artificiale ed espansione internazionale?
«L’intelligenza artificiale rende i processi più efficienti e più veloci, a vantaggio di autori, compositori ed editori, e continuerà a essere sempre più centrale. È però importante che non entri in concorrenza con la creatività: i due ambiti devono restare distinti e non si deve permettere a chi sviluppa tecnologie di utilizzare il diritto d’autore senza autorizzazione o senza compenso. Detto questo, si tratta di strumenti molto utili in diversi contesti operativi. Parallelamente, l’espansione internazionale resta uno dei nostri principali obiettivi strategici».