Autore: Davide Sechi
02/03/2026

Onetag-Aryel, nasce l’alleanza che unisce curation e immersione e spinge l’Open Internet oltre i 60 milioni

Cultura giovane e tecnologia immersiva, sinergie, visione internazionale e nuove soluzioni ad alte performance al centro della sfida. Ne parliamo con Mattia Salvi, co-founder e CEO di Aryel

Onetag-Aryel, nasce l’alleanza che unisce curation e immersione e spinge l’Open Internet oltre i 60 milioni

Mattia Salvi

Nel mercato AdTech europeo, sempre più orientato a qualità dell’inventory, misurabilità e formati ad alto coinvolgimento, la sfida non è soltanto crescere in dimensioni, ma integrare tecnologia, creatività e dati in un modello coerente per l’Open Internet. In un contesto segnato dalla frammentazione dell’offerta e dal peso crescente dei walled garden, le alleanze strategiche diventano leve decisive per costruire piattaforme più complete e orientate agli outcome. È in questo scenario che si inserisce l’acquisizione di Aryel da parte di Onetag. L’operazione unisce un exchange globale specializzato in smart curation e una realtà italiana focalizzata su esperienze pubblicitarie immersive e interattive, con l’obiettivo di rafforzare il concetto di “value exchange” nell’Open Internet attraverso un’integrazione tra inventory di qualità, creatività tecnologica e decisioning basato sui dati. Sul piano finanziario, il nuovo perimetro aggregato supera nel 2025 i 60 milioni di euro di ricavi netti, con un EBITDA oltre i 30 milioni, consolidando il gruppo tra i player indipendenti di riferimento, sostenuto da Wise Equity attraverso il fondo Wisequity V. Aryel, guidata dal 30enne Mattia Salvi, chiude il 2025 con 4,6 milioni di fatturato, oltre 650 campagne attive e più di 250 clienti nei settori Fashion, Beauty, Luxury, FMCG, Automotive e Retail, con un’offerta che integra realtà aumentata, interattività e formati ad alto impatto. Onetag porta in dote un global exchange con integrazioni dirette con i publisher e capacità avanzate di ottimizzazione e monetizzazione. Il capitale umano rappresenta un ulteriore asset strategico: 45 professionisti, il 69% under 35, turnover complessivo dello 0,29% nei primi cinque anni di attività. L’espansione nel mercato MENA, accanto a Nord America, EMEA e LATAM, e l’inclusione nelle classifiche Sifted 100 e Sifted 250 rafforzano il profilo internazionale della scale-up.

Qual è la visione industriale dietro l’integrazione tra smart curation e formati immersivi, e in che modo questa combinazione ridefinisce il concetto di “value exchange” nell’Open Internet?

«La visione industriale è costruire una piattaforma che unisca in modo strutturale tre elementi che oggi nel mercato adtech sono spesso separati: qualità media, creatività e decisioning basato sui dati. L’integrazione tra Onetag e Aryel nasce dall’idea che il valore non si generi più soltanto nell’acquisto media, ma nella capacità di collegare direttamente delivery, esperienza creativa e misurazione dei risultati. Per noi questo ridefinisce il concetto di “value exchange” nell’Open Internet: non un semplice scambio di inventory, ma un modello in cui ogni componente, publisher, advertiser e tecnologia, contribuisce a creare valore misurabile. Integrando smart curation e formati immersivi, la creatività diventa parte integrante del processo decisionale e dell’ottimizzazione, rendendo possibile un approccio più efficiente e orientato agli outcome rispetto ai modelli frammentati tradizionali».

In termini operativi, come cambieranno i processi di lavoro tra le due realtà: quali sinergie concrete prevedete su tecnologia, dati, prodotto e go-to-market?

«La sinergia principale è tecnologica. Onetag porta un global exchange con integrazioni dirette con i publisher e capacità avanzate di decisioning, mentre Aryel contribuisce con la propria tecnologia creativa. L’integrazione permette di sviluppare formati proprietari in cui creatività e delivery non sono più separati, ma parte dello stesso processo. Questo cambia anche il modo in cui vengono utilizzati i dati: non ci limitiamo più alla sola media performance, ma possiamo raccogliere e leggere segnali anche a livello creativo e comportamentale. Questi segnali diventano input per l’AI di Onetag, che può ottimizzare le campagne in tempo reale e migliorare il traffic shaping grazie al cross-referencing di dati semantici, di intento e di performance su larga scala. A livello organizzativo, l’unione mette insieme due team tecnologici molto forti, entrambi con poli di sviluppo in Italia, che lavoreranno su un’unica roadmap di prodotto. Il risultato è una soluzione verticalmente integrata che combina media, creatività e dati, rafforzando il posizionamento del gruppo in un mercato frammentato e offrendo una valida alternativa all’approccio dei walled garden sull’open web».

L’ingresso di Aryel amplia l’offerta verso esperienze immersive e interattive: quali nuove soluzioni o formati potranno nascere dall’integrazione e quali risultati intendete garantire agli advertiser in termini di performance e misurabilità?

«Vedremo un focus crescente su formati orientati all’outcome, come ad esempio soluzioni shoppable e, più in generale, esperienze che collegano in modo diretto l’interazione dell’utente ai risultati di business. L’integrazione nativa tra le due piattaforme permette di utilizzare i dati e i segnali generati dall’interazione con la creatività non solo per misurare l’engagement, ma anche per ottimizzare l’acquisto media. Per gli advertiser, questo significa spostare l’attenzione verso un approccio di outcome-based optimization, basato su KPI legati a obiettivi di brand e di business, come consideration, engagement qualificato, incremento dell’intenzione d’acquisto, traffico ad alta qualità o conversioni, e non solo su metriche di delivery. Integrando dati media e segnali creativi, questi KPI diventano input per l’AI di Onetag, che può ottimizzare le campagne in tempo reale e creare un collegamento più diretto tra esperienza creativa, attenzione generata e risultati misurabili».

Con ricavi aggregati oltre i 60 milioni e un EBITDA superiore ai 30 milioni, qual è il prossimo traguardo strategico: espansione geografica, nuove acquisizioni, sviluppo proprietario di tecnologia?

«La priorità è consolidare i mercati in cui siamo già presenti, continuando allo stesso tempo ad aprirci a nuove aree geografiche dove vediamo spazio di crescita. Parallelamente, una parte importante del lavoro sarà concentrata sull’R&D, per valorizzare al massimo l’unione degli asset tecnologici e delle competenze che questa operazione mette insieme. L’obiettivo non è inseguire una singola direttrice, ma crescere in modo equilibrato: rafforzare la presenza internazionale, investire nello sviluppo proprietario della piattaforma e creare le condizioni per scalare in modo sostenibile nel lungo periodo».

Aryel si distingue per una cultura giovane e un turnover quasi nullo: come intendete preservare e valorizzare questo capitale umano all’interno di un gruppo più strutturato?

«Per noi questo è un tema centrale. L’obiettivo dell’acquisizione non è assorbire Aryel in una struttura più grande, ma mantenere le caratteristiche che hanno permesso al team di crescere: velocità di esecuzione, forte ownership e cultura tecnologica. L’integrazione sarà quindi pensata per valorizzare le competenze esistenti, mantenendo i poli tecnologici e l’autonomia operativa dei team, ma dando loro accesso a più risorse, dati e scala internazionale. In questo modo il gruppo può beneficiare dell’energia e del mindset startup di Aryel, mentre il team Aryel può crescere lavorando su progetti di dimensione più ampia. In sintesi, l’obiettivo è preservare la cultura che ha funzionato finora, inserendola però in un contesto più strutturato che permetta alle persone di avere maggiore impatto e prospettive di crescita».