Il futuro della pubblicità è la blockchain: grazie alla trasparenza
Già diversi i brand che stanno testando la tecnologia: Anheuser-Busch InBev, AT&T, Bayer, Kellogg e Nestlé. Tra i vantaggi, visione della filiera e riconoscimento di traffico non reale
La tecnologia blockchain sta finalmente attraendo anche l’interesse nel settore del marketing, che la vede come una risposta ai pericoli della pubblicità online. Anheuser-Busch InBev, AT&T, Bayer, Kellogg e Nestlé sono alcune delle multinazionali che stanno testando la blockchain per diverse operazioni. Ad esempio, per scoprire se un annuncio è stato visto da persone reali o per conoscere la quota di denaro finita agli operatori della catena ad tech, spiega un articolo del Wall Street Journal.
Sicurezza e trasparenza
La blockchain è una tecnologia che si caratterizza per un elevato livello di sicurezza e trasparenza e ciò le ha fatto guadagnare le attenzioni del mondo pubblicitario. In particolare sulle operazioni di compravendita degli spazi in cui sono coinvolti più attori: inserzionisti, editori e intermediari. E che non sempre sono pienamente trasparenti. Ora, alcune compagnie che offrono servizi di blockchain promettono di far conoscere agli advertiser quanti soldi sono finiti nelle casse di publisher e operatori ad tech. Secondo Warc, l’anno scorso, ogni dollaro speso in programmatic solo 40 centesimi sono andati ai proprietari di spazi media.
Non è una questione di costi
In aggiunta, la blockchain è in grado di conoscere se gli annunci sono distribuiti su siti con traffico reale. Secondo il global marketing vice president di Anheuser-Busch, Lucas Herscovici, citato dal Wall Street Journal, non si tratta di una questione di riduzione dei costi, ma di trasparenza, un tema da sempre molto caro a chi investe in pubblicità. Per Herscovici, nel giro di due o tre anni il programmatic abbraccerà con forza la blockchain.