Autore: Redazione
15/01/2016

Apple come Microsoft esce dal business adv: non venderà più pubblicità diretta su iAd, che diventa una piattaforma self-service

L’indiscrezione rilanciata da BuzzFeed rivela uno dei pochi fallimenti della “Mela Morsicata” negli ultimi anni, dettato soprattutto dagli alti costi per gli inserzionisti e dalla gelosa protezione dei dati da parte di Cupertino. Ora la palla, e i ricavi, passano agli editori responsabili per tutto il processo di advertising. I punti di domanda più grandi sono invece quelli relativi ai partner lato demand, come Rubicon Project e Mediamath. Così, Google e Facebook possono brindare

Apple come Microsoft esce dal business adv: non venderà più pubblicità diretta su iAd, che diventa una piattaforma self-service

A sei anni di distanza dal lancio, Apple starebbe pensando di trasformare il servizio iAd in una piattaforma self-service chiudendo il segmento di vendita diretta, con conseguenti licenziamenti, di uno dei suoi pochi flop. Una scelta importante che pone Cupertino al di fuori del business pubblicitario sulla scia di quanto già fatto dal rivale Microsoft attraverso l’annuncio dello scorso luglio, con cui la company guidata da Satya Nadella ha reso noto di aver scelto Aol come partner per la raccolta diretta e Appnexus per il programmatic.

L’indiscrezione su iAd è stata rilanciata da BuzzFeed e velocemente ripresa dai media di tutto il mondo: una fonte ha detto alla testata che la decisione è stata meditata a lungo perché il prodotto non è mai decollato e lo stesso Tim Cook aveva ammesso nel 2014 che iAd  rappresentava una parte minimale del giro d’affari della Mela. “Semplicemente non siamo bravi a fare questo”, ha dichiarato la fonte a BuzzFeed.

Per chi non lo sapesse iAd è il network pubblicitario creato da Apple per la compravendita degli spazi pubblicitari su iPhone e iPad. In particolare gli sviluppatori di terze parti possono inserire annunci per promuovere le proprie applicazioni all’interno dell’ecosistema iOS mentre gli investitori si ritrovano una piattaforma unica dove poter acquistare advertising.

Costi troppo alti e pochi dati agli inserzionisti
A dettare la trasformazione di iAd sarebbe soprattutto la voce Costi, con pacchetti al di là delle possibilità degli inserzionisti con cifre fino a sei zeri, soprattutto considerando che il principale competitor, AdMob di Google, è molto più appetibile per il mercato in termini di prezzi, anche se è vero che dalla sua Cupertino può vantare un target più pregiato e con maggiore capacità di spesa rispetto al pubblico di Android. Altri elementi di critica a iAd sono quelli relativi al processo creativo e allo stretto controllo dei dati da parte di Apple, che non ha condiviso abbastanza informazioni con gli spender, limitandone le capacità di profilazione.
Certezze e dubbi intorno al futuro di iAd
Il futuro di iAd  non è però ancora ben chiaro: l’unica cosa sicura è che i publisher saranno responsabili di creazione, vendita e gestione dell’advertising trattenendo tutte le revenue per loro. E che gli utenti continueranno a ricevere advertising come prima. Fino a oggi agli editori andava il 70% del fatturato. Le più grandi questioni riguardano ovviamente i partner deman-side, Rubicon Project e Mediamath su tutti, per cui questa non è una buona notizia dal momento che si potranno inserire gli annunci in modo autonomo sulla piattaforma iAd. Si capirà solo in futuro se gli editori utilizzeranno direttamente la piattaforma self-service o se si faranno aiutare da qualche realtà esterna con conoscenze più avanzate sul tema.
Nuova vita agli editori
Tra i soggetti maggiormente avvantaggiati dall’evoluzione di iAd ci sono in primis gli editori. Perché riceveranno il 100% dei ricavi e perché si occuperanno in prima persona della vendita degli annunci, instaurando un rapporto più completo con i loro clienti e scavalcando la mediazione di Apple. “Penso che questa sarà una meravigliosa novità per i publisher”, ha sottolineato la fonte a Buzzfeed.
Una vittoria per Google e Facebook
La stampa estera si è scatenata su una delle pochissime sconfitte di Apple. Secondo Business Insider, Google può cantare vittoria perché molte tech company, inclusa ovviamente Cupertino, hanno cercato di replicare il successo di Big G nell’ambito dell’advertising online ma senza successo. E oggi ne stanno pagando il conto tornando a focalizzarsi sulle loro attività core. D’altra parte i numeri non mentono: secondo eMarketer la quota display in mano a iAd nel 2015 si ferma al 5,1%, lontanissima da Facebook, 37,9%, e comunque distante da Google, al 9,5%.