Autore: Vittorio Parazzoli
24/11/2025

Il “Media Budgets Report 2026” di Ebiquity con WFA: il 49% dei marketer prevede di aumentare i propri budget; dagli insights di UPA, in Italia emergono la dinamicità di CTV e Digital Video, e la domanda di un modello più integrato tra creatività e media

Anthony Cardamone, Managing Director della Società di consulenza per il nostro mercato, ce ne spiega le principali evidenze, tra cui quella di un cambiamento dei modelli di remunerazione

Il “Media Budgets Report 2026” di Ebiquity  con WFA: il 49% dei marketer prevede di aumentare i propri budget; dagli insights di UPA, in Italia emergono  la dinamicità di CTV e Digital Video, e la domanda  di un modello più integrato tra creatività e media

Anthony Cardamone

Pubblicati i risultati del “Media Budgets Report 2026”, l’annuale ricerca realizzata da Ebiquity in collaborazione con WFA, con i dati  sui budget media 2026 che per l’occasione include anche i risultati raccolti dalle 16 associazione di settore coinvolte, associazioni di inserzionisti dei mercati nazionali tra cui la nostra UPA, per fornire approfondimenti locali, confrontati con i dati globali. Il progetto ha portato alla partecipazione allo studio di 518 leader di marca, un risultato che ha superato le aspettative iniziali e che è interamente attribuibile ai responsabili dello studio: George Paton-Williams e Tom Ashby. Per il prossimo anno in programma di superare i 1000 partecipanti e di coinvolgere un numero ancora maggiore di mercati.

Insights

- Il 66% di tutti i marketer (il 75% dei leader di marca con un mandato globale) prevede una maggiore integrazione tra le funzioni creative e quelle mediatiche;

- Il 29% di tutti i marketer (il 41% dei leader di marca con un mandato globale) prevede di integrare i risultati nei modelli di remunerazione delle agenzie nel 2026;

- Il 49% di tutti i marketer prevede di aumentare i propri budget media nel 2026 (in linea con il 50% dello scorso anno)

Il webinar

I risultati chiave saranno presentati il 3 dicembre in un webinar, al quale parteciperanno anche Ron Amram e Stephan Loerke. Nella maggior parte dei mercati partecipanti saranno organizzate sessioni dedicate, dal vivo o digitali, per approfondire i risultati locali e le loro implicazioni. Ebiquity collabora con le più straordinarie organizzazioni dedicate agli inserzionisti di tutto il mondo, e desidera sottolineare il lavoro svolto dai team che hanno collaborato a questa iniziativa:

Le associazioni coinvolte

ISBA; AANA - Associazione australiana degli inserzionisti nazionali; Marketing Finland Union des marques; ABA - Associação Brasileira de Anunciantes; ANDA Asociación Nacional de Anunciantes de Colombia, The Indian Society of Advertisers (ISA), The Marketing Association Of South Africa (MASA), UPA - Utenti Pubblicità Associati (Italia), APAN - Associação Portuguesa de Anunciantes; Schweizer Werbe-Auftraggeberverband SWA;  Advertising Business Group Association of Canadian Advertisers (ACA); OWM - Organisation Werbungtreibende im Markenverband; Reklamverenler Derneği ; JAA (Giappone), ANZA (Nuova Zelanda).

Il nostro mercato

Anthony Cardamone, Managing Director di Ebiquity Italy – che ringraziamo – ci ha fornito i principali insight emersi dal nostro mercato:

Crescita dei budget, ma con cautela

Per il 2026 il sentiment è complessivamente positivo: il 57% prevede una sostanziale stabilità del budget totale, mentre il 36% indica aumenti fino al +10% - mentre all’estero la stabilità è solo al 31% con il 49% che prevedono aumenti ( 36% fino al 10%, 13% oltre il 10%) - e il 20% prevede una riduzione degli investimenti (15% fino al 10%, 5% oltre il 10%). Il 2026 mostra un mercato in forte trasformazione, con dinamiche molto diverse tra mezzi tradizionali e canali digitali avanzati. I dati evidenziano un approccio selettivo: alcuni mezzi sono destinati a riduzioni significative, mentre altre leve – soprattutto CTV, Digital Video e Retail Media – continuano a crescere in modo deciso. Il mercato non si sta contraendo, ma si sta riallineando verso piattaforme in grado di garantire maggiore granularità, accountability e capacità di integrazione con le logiche omnicanale. È una trasformazione ormai strutturale e destinata a intensificarsi nei prossimi anni.

La televisione 

La TV lineare continua a rappresentare un perno dei piani media: il 42% prevede stabilità, mentre il 27% indica una crescita (19% lieve e 8% significativa). Tuttavia, la spinta innovativa arriva dai formati avanzati: la Addressable/Connected TV registra i segnali di crescita più rilevanti di tutto il panorama. Il 46% prevede un aumento tra 0% e +10%, mentre ben il 38% si aspetta una crescita superiore al +10%. Soltanto il 15% manterrà il budget invariato e non si registrano previsioni di riduzione. Questo conferma la CTV come la componente televisiva più dinamica del 2026. Mentre il dato sulla CTV è in linea con la media Globale, quello sulla tv lineare è in controtendenza in quanto globalmente il 43% prevede un calo di investimenti nel 2026 (con il 15% oltre il 10%)

Il digitale 

Paid Search e Digital OOH mostrano un profilo equilibrato, con una prevalenza di investitori orientati alla stabilità (46% e 42%) e percentuali importanti di crescita (37% per Digital OOH e 29% per il Paid Search). Il Digital Video, invece, si conferma uno dei driver principali dell’espansione digitale: solo l’8% prevede un calo, mentre il 69% indica una crescita (50% lieve, 19% significativa). È uno dei segmenti con il maggior dinamismo insieme alla CTV.

Retail Media e Influencer Marketing

Il Retail Media continua il suo consolidamento: il 39% manterrà i budget, ma un altro 61% prevede una crescita, con ben il 22% che indica aumenti oltre il +10%. Anche l’Influencer Marketing mostra segnali importanti: il 43% prevede aumenti (24% lievi e 19% significativi), superando le percentuali di molti mezzi digitali tradizionali. Tuttavia, il 19% indica un calo, dato 10 volte superiore alla media globale, elemento sicuramente molto interessante.

Creatività e media si riavvicinano

Dopo oltre vent’anni di crescente specializzazione e frammentazione tra chi sviluppa le idee e chi le porta sul mercato, il settore sembra voler tornare verso un modello più integrato. Il 63% degli intervistati auspica infatti una collaborazione più stretta tra team creativi e team media: una richiesta che riflette le esigenze di un contesto in cui contenuti, canali, algoritmi e formati si influenzano reciprocamente. L’integrazione non è soltanto organizzativa: significa progettare idee che nascono già pensando a dove saranno distribuite, quali segnali attiveranno, quali formati esprimeranno al meglio il messaggio e come gli insight media possono guidare la creatività fin dall’inizio del processo. Questo approccio riduce dispersioni, accelera i tempi e consente alle aziende di massimizzare il valore dei propri investimenti.

Accountability in accelerazione

Parallelamente cresce la richiesta di modelli di remunerazione più equilibrati e orientati ai risultati. Il 21% delle aziende italiane intende adottare modelli di compenso basati sui risultati, dato superiore di 7 punti percentuali rispetto alla media globale. Questa evoluzione spinge verso una maggiore trasparenza, responsabilità condivisa e misurazioni concrete dell’efficacia. Non più output. Non più ore. Risultati. Si tratta di un cambiamento strutturale nel modo in cui vengono definite le partnership tra brand e agenzie, che non valuta solo il “fare”, ma soprattutto l’impatto reale sul business. Una trasformazione che, nei prossimi anni, potrebbe ridefinire l’intera filiera della comunicazione.