Autore: Davide Sechi
21/05/2026

fabbricadigitale, innovazione e visione: dall’AI agentica alle future partnership globali

Dalla nascita degli spin-off al futuro del digital signage, dell’adv OOH e delle piattaforme digitali: strategie, mercato e prossime evoluzioni. Ne parliamo con il CEO del gruppo Francesco Meneghetti

fabbricadigitale, innovazione e visione:  dall’AI agentica alle future partnership globali

Francesco Meneghetti

Nel mercato della trasformazione digitale cresce il peso delle realtà capaci di sviluppare tecnologie proprietarie e trasformarle in business scalabili. È in questo scenario che si inserisce l’operazione che porta Xuniplay e Advooh nell’ecosistema Orvian, segnando un nuovo tassello nel consolidamento del settore. Due piattaforme nate per innovare il digital signage e la pubblicità digitale out-of-home. Dietro questi prodotti c’è fabbricadigitale, azienda tecnologica attiva da oltre 25 anni nello sviluppo di soluzioni digitali ad alto valore innovativo. Un laboratorio di idee, prodotti e spin-off che negli anni ha saputo intercettare trend e bisogni del mercato, costruendo competenze trasversali tra retail, advertising, comunicazione e innovazione. Un percorso imprenditoriale che oggi apre una nuova fase di crescita e posizionamento. Tra evoluzione del mercato, nuove opportunità e scenari futuri, ne parliamo con Francesco Meneghetti, CEO di fabbricadigitale (ospite di DailyOnAir - The Sound Of Adv).

Come cresce l’azienda e quali sono stati i passaggi chiave della sua evoluzione?

«Intanto nel nome c’è indicata una natura che per 25 anni abbiamo voluto mantenere: essere creatori di soluzioni digitali innovative. Lo abbiamo fatto percorrendo una strada che ha segnato anche modifiche del nostro modello di business. Siamo nati fin da subito con una logica che all’epoca si chiamava application service provider e che oggi definiremmo software as a service: realizzare soluzioni e poi affittarle ai clienti attraverso grandi data center. Nel tempo abbiamo creato varie linee di business, vendendo i nostri prodotti tramite canali e distributori, ma mantenendo sempre il rapporto con il cliente finale. Dal 2020 in avanti abbiamo registrato un fortissimo interesse verso le nostre soluzioni da parte dei grandi operatori industriali del Paese. Significa che ciò che realizzavamo non riscuoteva solo successo sul mercato finale, ma attirava anche l’attenzione di grandi gruppi industriali. Da lì è iniziata una serie di operazioni straordinarie che ci hanno portato ad allearci progressivamente con diversi operatori industriali, fino ad arrivare all’ultima operazione conclusa a gennaio, con la grande alleanza con il gruppo GMD Fondo».

Queste nuove piattaforme, nate internamente e poi diventate asset strategici, come prendono forma e quali esigenze di mercato intercettano?

«La genesi dei nostri prodotti è sempre stata guidata dall’idea di dimostrare che anche in Italia sappiamo sviluppare software competitivo a livello globale. Non volevamo limitarci a realizzare soluzioni legate alle specificità del mercato italiano, come accade spesso nel software gestionale, ma sfidare i grandi mercati internazionali. Così è nato Xanite. La parola deriva da “cross universal player” e rappresenta la volontà di creare una piattaforma capace di distribuire contenuti multimediali su touchpoint differenti: sul web, ma anche sui nuovi media che stavano nascendo, come i grandi schermi cittadini o i maxi formati nel retail. In Italia all’epoca non esisteva nulla di simile e i nostri competitor erano tutti internazionali. È nata quindi la voglia di provarci. Direi che ci siamo riusciti. Oggi uno dei nostri grandi clienti è il gruppo Siemens a livello mondiale: siamo fornitori globali in oltre 50 Paesi con questa tecnologia, scelta dopo una software selection molto dura nella quale competevamo soltanto con grandi player internazionali. Questo dimostra che la visione ha funzionato. A quel punto l’interesse è diventato quello di trovare un ulteriore rilancio e da lì è nata la proposta di portare Xanite e le sue evoluzioni, come AV, verso un player specializzato proprio sui temi della comunicazione».

Come individuate le opportunità su cui investire?

«Una domanda che coglie il punto centrale. Oggi siamo diventati una società che di fatto fa venture building. Negli ultimi anni abbiamo concluso più di quattro operazioni straordinarie, cedendo o creando joint venture con grandi gruppi industriali o finanziari, preferibilmente industriali, prendendo prodotti che avevamo coltivato all’interno della nostra organizzazione, spesso creati direttamente nel nostro innovation business. Una delle operazioni più importanti è stata quella realizzata nel 2022 con il gruppo Telecom Italia, attraverso la quale abbiamo creato una realtà dedicata all’intelligenza artificiale applicata alle smart cities. Tutto nasce da intuizioni e sfide su mercati poco presidiati o completamente nuovi. In quei momenti decidiamo di investire risorse nostre, incubando le idee internamente fino a raggiungere un livello di maturità sufficiente per individuare il partner industriale più adatto alla fase successiva di crescita».

In quali settori operate maggiormente?

«Se parliamo di mercati, sicuramente uno dei principali è quello della comunicazione digitale, un ambito molto ampio che comprende le attività che abbiamo sviluppato e che oggi sono confluite nell’operazione industriale con il gruppo Audian. Tutto però è stato caratterizzato dall’intelligenza artificiale, che rappresenta il filo conduttore di questi anni. Oggi stiamo lavorando a una nuova grande operazione, probabilmente la più importante mai realizzata dal gruppo, con la creazione di una società dedicata all’applicazione dell’intelligenza artificiale nel settore dell’energia. Nella nostra storia ci siamo occupati di smart cities e smart land, anche attraverso la joint venture con Telecom Italia, poi di comunicazione multimediale e oggi la nuova grande sfida è proprio l’energia».

Quali trend vedete nei mercati della tv, della pubblicità esterna e del digital signage?

«Continuiamo a credere nell’importanza di piattaforme capaci di gestire una distribuzione multi-touchpoint. Oggi la grande sfida per i brand è raggiungere il consumatore finale attraverso modalità differenti, utilizzando piattaforme integrate invece di tanti sistemi verticali separati. Vediamo una forte crescita nell’ambito retail, quindi in tutte quelle aziende distribuite sul territorio: supermercati, centri commerciali, filiali bancarie, agenzie assicurative e realtà che hanno numerosi punti di contatto fisici. Qui si sviluppano tecnologie e applicazioni di intelligenza artificiale sia per l’esperienza in-store sia per la comunicazione outdoor. La sfida ulteriore è integrare queste soluzioni con l’e-commerce, perché ormai tutti i brand vivono una doppia dimensione: il canale fisico e quello digitale».

L’integrazione tra e-commerce e comunicazione retail sembra centrale nella vostra visione. Come immaginate il futuro 
di fabbricadigitale?

«Come amministratore delegato del gruppo fabbricadigitale, che oggi comprende anche partecipazioni in varie società nate dalle iniziative sviluppate insieme ad altri operatori industriali, la crystal ball devo averla per forza. Poi se funzioni davvero lo vedremo in futuro, ma sicuramente bisogna avere una visione. E quello che vedo nella mia “palla di vetro” è ciò che sto cercando di realizzare concretamente. La prima direttrice è una spinta ancora più forte sull’intelligenza artificiale. Da otto anni integriamo tecnologie AI all’interno dei nostri prodotti e oggi stiamo accelerando ulteriormente. Nell’ultimo anno fabbricadigitale ha compiuto un ulteriore salto evolutivo e sta diventando una società capace di creare super intelligenze agentiche per mercati verticali. È quello che stiamo facendo nel settore dell’energia e che faremo anche in altri mercati. Continueremo a rimanere fedeli al nostro nome e alla nostra identità, evolvendoci costantemente sulle frontiere tecnologiche, che oggi non possono che essere quelle degli agenti intelligenti e delle loro varianti, interpretate però in modo originale».

L’operazione con Orvian rappresenta anche una dichiarazione di intenti per il futuro del mercato? È necessario unire le forze?

«Assolutamente sì. Noi lavoriamo bene in autonomia nelle fasi iniziali, quando bisogna coltivare un’idea e trasformarla in prodotto. Oggi, grazie alle tecnologie disponibili, non servono grandi strutture per sviluppare le prime fasi di un progetto. Ma quando si tratta di diffusione sul mercato, di penetrazione internazionale e di affrontare sfide globali, non è possibile farlo con dimensioni troppo piccole. Serve aggregare. È anche la filosofia che è piaciuta molto all’interno dell’operazione con il fondo Xenon: prendere piccoli gioielli, aggregarli attraverso un filo rosso comune e costruire un progetto industriale capace di dare l’energia e la forza necessarie per affrontare le sfide che ci attendono».