Autore: Davide Sechi
17/07/2026

Classy Cocktails, quando un cocktail diventa un brand non solo da bere ma anche da raccontare

Dal posizionamento internazionale al design, passando per innovazione, social, distribuzione e nuovi consumi: un viaggio dentro la strategia di un marchio che punta a ridefinire il ready-to-drink. Ne parliamo con Marcello Camellini, co-founder e CEO del brand

Classy Cocktails,  quando un cocktail diventa un brand  non solo da bere ma anche da raccontare

nell'immagine Marcello Camellini

L’idea è semplice solo in apparenza: prendere un cocktail d’autore e renderlo accessibile senza sacrificarne qualità, identità e fascino. Dietro una bottiglia, però, oggi convivono branding, storytelling, design, innovazione, distribuzione e una profonda conoscenza dei nuovi linguaggi digitali. È qui che si gioca la sfida dei marchi emergenti, chiamati a distinguersi in un mercato sempre più affollato e internazionale. E se il prodotto è il punto di partenza, l’esperienza che riesce a costruire intorno a sé diventa il vero ingrediente segreto. Ne parliamo con Marcello Camellini, co-founder e CEO di Classy Cocktails.

Classy Cocktails nasce dall’idea di portare il cocktail d’autore fuori dal bancone senza perderne qualità e identità. Qual è stata la sfida più difficile nel trasformare un’esperienza tipicamente “dal vivo” in un prodotto capace di emozionare anche dentro una bottiglia?

«La sfida più grande è stata trovare il giusto equilibrio tra la qualità e l’accessibilità. Non volevamo realizzare semplicemente un buon ready-to-drink: l’obiettivo era mantenere lo stesso livello di qualità che ci si aspetta da un cocktail preparato da un grande bartender, rendendolo però fruibile in contesti completamente diversi. Per questo abbiamo lavorato insieme a Patrick Pistolesi sullo sviluppo delle ricette, selezionando ingredienti premium e partner di riferimento. Parallelamente abbiamo costruito tutto quello che rende riconoscibile un brand: packaging, design, identità visiva. Per noi il prodotto e il modo in cui viene raccontato devono parlare la stessa lingua».

Il vostro debutto nel Regno Unito è stato accompagnato da un evento immersivo che ha raccontato molto più del prodotto. Oggi, soprattutto nel beverage di alta qualità, conta di più ciò che si beve o la storia che quel prodotto riesce a trasmettere?

«Credo che oggi non si possano più separare le due cose. Un prodotto eccellente è il punto di partenza, ma da solo non basta più. Le persone scelgono brand nei quali si riconoscono, che raccontano una visione e uno stile di vita. L’evento di Londra nasce proprio da questa idea: abbiamo ricreato un’atmosfera, un’estetica e un modo di vivere il cocktail che raccontasse le nostre radici italiane. Il prodotto rimane il punto di partenza, il modo in cui viene comunicato è ciò che crea relazione nel tempo».

Prima di fondare Classy Cocktails ha lavorato tra comunicazione digitale, fotografia, branding, packaging e innovazione. Quanto hanno pesato queste esperienze nella costruzione del marchio e in che modo il design diventa uno strumento strategico per conquistare nuovi mercati?

«Il mio percorso mi ha insegnato che oggi un brand si costruisce attorno alla sua identità. Prima di Classy Cocktails ho lavorato nella comunicazione, nel branding, nella fotografia e nello sviluppo prodotto: esperienze diverse che mi hanno portato a considerare il design come una leva strategica di business. Quando entri in un nuovo mercato, il design è uno dei primi elementi che comunica chi sei, ancora prima dell’assaggio. Per questo ogni dettaglio, dalla bottiglia al packaging, fino agli espositori e agli eventi, è pensato per raccontare la stessa idea di qualità e contemporaneità. Se l’identità è forte, parla la stessa lingua ovunque.

Social media, creator e contenuti sono ormai parte integrante del marketing. Quali piattaforme e quali linguaggi ritenete più efficaci per parlare a un pubblico che cerca autenticità ma è anche bombardato da offerte e stimoli continui?

«Instagram rimane un canale molto importante per noi perché valorizza bene il prodotto e l’estetica del brand, ma vediamo crescere anche il ruolo dei creator e dei contenuti più spontanei. Preferiamo collaborare con persone che condividano davvero la nostra idea di mixology e la nostra cultura del bere bene ovunque - piuttosto che puntare semplicemente ai numeri». 

Il segmento ready-to-drink è tra quelli che crescono più rapidamente ma anche tra i più competitivi. Qual è il vostro pubblico ideale e quali leve di marketing ritenete decisive per differenziarvi rispetto ai grandi player internazionali?

«Il nostro pubblico è composto da persone che cercano qualità e che vedono il cocktail come un’esperienza. Per differenziarci puntiamo sulla qualità del prodotto e lavoriamo molto sul contesto in cui quel prodotto viene vissuto. Che sia un hotel di lusso, un duty free aeroportuale, un cinema o un evento internazionale, vogliamo essere presenti in luoghi che rafforzino il nostro posizionamento e che raccontino il valore del brand».

Londra rappresenta il primo passo di un percorso più ampio. Guardando ai prossimi anni, dove immagina Classy Cocktails e quale innovazione, tra prodotto, sostenibilità, packaging o tecnologie digitali, pensa possa fare davvero la differenza nella prossima evoluzione del brand?

«Mi piacerebbe che Classy Cocktails diventasse un punto di riferimento internazionale per il cocktail ready-to-drink d’autore, entrando in mercati strategici e sviluppando collaborazioni che rafforzino il nostro posizionamento. Vogliamo essere un brand riconosciuto per la sua capacità di portare la cultura italiana della mixology in contesti sempre nuovi. Nei prossimi anni continueremo a investire soprattutto sull’innovazione di prodotto: ricerca di nuovi ingredienti, sviluppo di ricette sempre più distintive e collaborazione con partner di eccellenza per continuare ad alzare gli standard. È questo che ci permetterà di distinguerci nel lungo periodo».