Il nuovo welfare aziendale, tra tempo e benessere: Growens lancia il programma REST
L’iniziativa proposta dall’azienda attiva nel settore delle cloud marketing technologies fa da apripista tra veri modelli, ce ne parla Enrica Lipari,people & culture director del Gruppo

Enrica Lipari
Lavorare oggi pare sia diventato quasi un enigma, a cinque anni dal famigerato spartiacque rappresentato da una pandemia che ci relegò in casa, che ci liberò da alcune pressioni, creandone di fatte altre. Molto cambiò in quei giorni, ma oggi le spinte verso un ritorno ai “fasti” passati, ossia quelli di un’attività lavorativa svolta in presenza sembrano sempre più forti. Sia come sia, il welfare aziendale ha mutato progressivamente pelle: dai benefit tradizionali come i buoni pasto o assicurazioni sanitarie, si è passati a pacchetti sempre più innovativi che mettono al centro il benessere della persona e, soprattutto, il tempo. Tra le realtà che stanno facendo scuola spicca Growens, azienda attiva nel settore delle cloud marketing technologies, che ha lanciato il programma REST (Recharge, Empower, Support, Thrive), iniziativa che sta già impattando maggiormente sul work-life balance e che fa da apripista tra vari modelli da seguire. Ne parliamo con Enrica Lipari, People & Culture Director del gruppo (ospite di DailyOnAir - The Sound Of Adv).
Come è cambiato negli ultimi cinque anni il mondo del lavoro e quale saranno le coordinate delle prossime trasformazioni?
«Nell’ultimo lustro ho potuto osservare un’evoluzione significativa sul fronte della flessibilità: prima si parlava di tempo, ma poi, con la pandemia, abbiamo dovuto aggiungere le problematiche e le opportunità legate allo spazio; ecco dunque palesarsi lo smart working. A distanza di tempo, le tematiche si sono ulteriormente allargate e incentrate su un discorso di maggiore fluidità, che riguarda anche modelli lavorativi freelance, sempre più diffusi e legati anche a collaborazioni plurime, tra attore e più aziende nello stesso tempo».
Quali sono i punti focali sui quali si dovrà agire?
«Le parole d’ordine sono scopo e responsabilità: le aziende dovranno trattare i dipendenti come adulti, cosa non scontata e dovranno offrire progetti chiari e significativi, senza basare il tutto sul controllo del tempo. Quindi, sarà sempre più necessaria una visione chiara di quello che si vuole ottenere e sull’impatto reale del lavoro delle persone».
Ci sono settori, che si stanno maggiormente distinguendo su questo fronte?
«Senza dubbio l’ambito digitale con mindset più orientati all’innovazione organizzativa. Le startup dimostrano una maggiore abilità nell’adottare nuovi modelli di lavoro».
A che punto si trova l’Italia rispetto a quello che accade all’estero?
«In Italia si fa ancora molta fatica dallo sganciarsi da un approccio incentrato sulle tutele che portano però a passività e alla deresponsabilizzazione delle persone. Tra smart working e il reclamizzato ritorno in ufficio non esiste un modello ideale, unico; ci sono modalità che nel working limitano i rischi di alienamento, di isolamento, di scarsa socialità, ma lo stesso ritorno in ufficio può andare in contrasto con la sostenibilità, anche umana e personale. Quando si fa un determinata scelta, occorre sempre chiedersi i veri motivi e gli obiettivi reali che si vogliono raggiungere».
In cosa consiste il programma REST?
«Lo riteniamo un passo avanti per il benessere e la produttività. La nostra potrebbe sembrare un’attività filantropica di offerta di tempo retribuito, la verità è che serve anche la disconnessione dal lavoro che possa favorire le iniziative personali, ma anche la costruzione di un’azienda più resiliente: la mancanza di alcuni dipendenti porta a maggiore responsabilità a una migliore focalizzazione sugli obiettivi».
Quale è l’impatto dell’AI e come potrebbe essere utilizzata (o limitata) per migliorare il benessere dei lavoratori?
«Il potenziale che l’intelligenza artificiale porta con sé enorme per liberare il tempo. L’utilizzo ideale riguarda l’automazione di attività più ripetitive, l’elaborazione dei dati, la sintesi, il tutto per favorire la conversazione, la relazione, la creatività. L’innovazione come liberazione del tempo per potersi focalizzare sulla connessione umana. Ecco, l’AI deve e può potenziare le attività lavorative e sociali, non limitarle».