Autore: Redazione
27/03/2026

Da “Sirat” ai Consumer Trends: il bisogno di umanità nel mondo del conflitto

di Valeria Chiappini, Lead of Brand Strategy presso Kantar

Da “Sirat” ai Consumer Trends:  il bisogno di umanità nel mondo del conflitto

Valeria Chiappini

Nei giorni scorsi fa ho visto “Sirat”, un film che mi ha spiazzato, turbato e sedotto, e che (nonostante la tragicità degli eventi narrati) mi ha anche lasciato un senso di speranza nelle connessioni umane e nella differenza che possono fare nelle nostre vite, nell’attutire il senso di solitudine e di smarrimento di fronte ai colpi del destino. “Sirat” è prima di tutto un film sul conforto di scoprire che, a dispetto delle apparenze, sono molto di più le cose che ci rendono simili di quelle che ci dividono, e che può esistere, a farci sentire meno soli (anche se non meno vulnerabili) la solidarietà che spazza via ogni considerazione utilitaristica. 

“Sirat” è anche un film sull’escapismo, sulla ribellione a un mondo di convenzioni, pregiudizi e conflitti che inghiotte le nostre vite (e quelle dei protagonisti) ma che in fin dei conti non riesce a estinguere quell’istinto ancestrale che ci spinge a cercare l’abbraccio dell’altro. Il film si apre con una scena conturbante e ipnotica di un rave party nella luce accecante delle montagne del deserto marocchino: vedendola ho pensato che anche io avrei voluto trovarmi lì, arresa al corpo, un tutt’uno con la natura, condotta dalla musica in una dimensione di vuoto confortante, circondata da reietti del tutto disinteressati a chi io fossi nel mondo “altro”, quello perbene, della produttività e della rispettabilità. 

Il tema del reietto colpito e ferito dal (proprio) destino (non è un caso che due dei protagonisti siano letteralmente mutilati) e pronto ad accogliere l’altro senza pregiudizio, è il filo conduttore del film: sarà questo gruppo di reietti ad accogliere un padre e un figlio, altrettanto fragili e smarriti, che vagano nel deserto alla ricerca di una figlia (e sorella) perduta chissà dove e chissà come. Una metafora dello smarrimento che ci riguarda tutti, perduti a un mondo di competizione e di performance che ci plasma o ci annulla, a un mondo di conflitti che può corromperci, seducendoci, o distruggerci. Non è un caso che quella sorta di bolla incantata in cui vivono i nostri reietti, nomadi nel deserto marocchino alla ricerca della figlia perduta, solidali nella propria micro-comunità, sia via via turbata dall’incontro strisciante con il conflitto che arriva dal mondo “altro”: improvvise apparizioni di carovane di carri armati, messaggi radiofonici dal segnale disturbato che annunciano la terza guerra mondiale, mine antiuomo in mezzo al niente a interrompere la danza libera e priva di rivendicazioni dei nostri protagonisti. 

Certo non sfuggiranno i parallelismi con il momento che il mondo sta vivendo, e forse anche noi abbiamo la tentazione di rifugiarci nell’abbraccio rassicurante di un incontro casuale o nell’immersione estatica dell’escapismo. 

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Vi lascio a questo proposito con alcuni Consumer Trends di Kantar Global Monitor che evidenziano la rilevanza dei temi di “Sirat” nel contemporaneo e che possono offrire spunti preziosi ai brand che vogliano essere davvero Meaningful: 

Find Your Kind: si è sempre più alla ricerca di propria “tribù” che non sia fondata su ruoli, status o utilità, ma su un’affinità elettiva profonda e da una vulnerabilità condivisa, su un sentire comune che rende possibile la connessione tra sconosciuti. È l’idea che non siamo meno vulnerabili insieme, ma certamente meno soli. Dalle cene tra sconosciuti ai book party, proliferano nelle metropoli le iniziative volte a favorire l’incontro tra persone che possano ri-conoscersi come simili. 

Pure Presence: l’abbandono momentaneo delle identità sociali, della performance e della produttività, per essere interamente nel corpo, nel suono, nell’istante. In un mondo saturo di stimoli, giudizi e narrazioni ansiogene, la vera fuga è la presenza, la pienezza nel qui e ora, in uno spazio che sospende il rumore di fondo. Dai retreat di digital detox fino alle colazioni dove, non a caso, una seduta di yoga o di meditazione è seguita da una immersione musicale collettiva e catartica simile, non a caso, a una sorta di un rave party. 

EmoSphere: in un mondo pieno di ansie ma anche sempre più disconnesso con l’autenticità del sentire e della corporeità, vi è un bisogno crescente di intensità emotiva, di esperienze che non anestetizzino, ma che permettano di sentire fino in fondo. Fosse anche solo cantando insieme, come nel fenomeno dei cori tra sconosciuti, l’Hardkoro a Milano per esempio. Un po’ come “Sirat”, che si conclude con una scena di speranza (un treno carico di umanità verso un orizzonte naturale a perdita d’occhio), anche questi trend fanno sperare che la società abbia in sé gli anticorpi per ritrovare una dimensione di vita più autentica, umana e sostenibile attraverso il risveglio dei sensi, il ritorno alla corporeità, la connessione con l’altro, l’ascolto del proprio sentire.