Autore: Davide Sechi
19/01/2026

RUFA e la Generazione Z: la nuova formazione artistica tra creatività, metodo e visione

Una creative community, oltre che un’accademia, che mette al centro metodo, consapevolezza, interdisciplinarietà e rapporto con il mondo professionale, tra nuove fragilità, intelligenza artificiale e visione del futuro. Le parole di Melany Parasole, CEO di Rome University of Fine Arts

RUFA e la Generazione Z:  la nuova formazione artistica tra  creatività, metodo e visione

Melany Parasole

RUFA | Rome University of Fine Arts sta attraversando una fase di profonda ridefinizione del proprio ruolo nel panorama dell’alta formazione artistica. Con la nuova campagna “Keep moving & don’t give up”, l’accademia sceglie di parlare alla Generazione Z con un linguaggio diretto e autentico, mettendo al centro non solo la formazione tecnica, ma soprattutto il vissuto emotivo, le tensioni e le fragilità che caratterizzano i giovani creativi di oggi. In un contesto segnato da incertezza, pressione competitiva e trasformazioni continue, RUFA si racconta sempre più come una creative community: un luogo in cui il dubbio diventa metodo, l’inquietudine materia di ricerca e la vulnerabilità una risorsa condivisa. Un approccio che si riflette tanto nella didattica quotidiana quanto nel rapporto tra studenti, docenti e mondo professionale, e che trova nella partecipazione attiva degli studenti, come nel caso dell’hackathon da cui è nato il concept della campagna, uno dei suoi pilastri identitari. Per approfondire come l’Accademia interpreti oggi le esigenze della Generazione Z, quali responsabilità senta di avere come istituzione educativa e quale visione stia costruendo per il futuro dell’alta formazione artistica, tra posizionamento culturale, sperimentazione didattica e nuove forme di comunicazione, parliamo con Melany Parasole, CEO di RUFA.

Con la campagna “Keep Moving and Don’t Give Up” avete scelto di parlare alla Generazione Z in modo diretto. Da dove nasce questa scelta?

«La Generazione Z vive un forte contrasto tra desiderio di espressione e insicurezza. Da un lato vuole incidere, cambiare le cose, lasciare un segno; dall’altro è cresciuta in un clima di instabilità economica, sociale e ambientale. Dal nostro osservatorio emerge una richiesta molto chiara: non vogliono essere rassicurati, vogliono uscire preparati».

Quindi nessuna positività forzata?

«Esatto. Non vogliono sentirsi dire “andrà tutto bene” se non è vero. Con questa campagna abbiamo scelto un linguaggio diretto perché riconosce la fatica e non la nega. Dire “continua a muoverti, non mollare” significa ammettere che il percorso è complesso, ma anche che vale la pena affrontarlo».

RUFA si definisce una creative community. Cosa significa concretamente nella didattica quotidiana?

«Non è uno slogan, ma un modo preciso di vivere l’accademia. La didattica non è una trasmissione univoca di competenze, ma nasce dalla relazione, dalla contaminazione e dalla responsabilità condivisa. Gli studenti lavorano su progetti reali, spesso interdisciplinari, affiancati da docenti che sono prima di tutto professionisti attivi nei loro settori».

Che ruolo ha il mondo del lavoro in questo approccio?

«Non è rimandato alla fine del percorso. Entra in aula ogni giorno. RUFA non è solo un luogo di formazione, ma un ecosistema creativo dove si impara facendo, sbagliando e confrontandosi attivamente».

Chi sono oggi gli studenti che scelgono RUFA?

«Sono creativi molto consapevoli ed estremamente esigenti con se stessi. Hanno grandi aspirazioni creative, ma convivono con nuove fragilità: l’ansia da prestazione, la paura di non essere all’altezza e la difficoltà di immaginare un futuro professionale stabile».

Rispetto al passato cosa è cambiato?

«Sono giovani più informati, più veloci, più aperti al mondo, ma anche meno disposti ad accettare modelli rigidi. Cercano identità e autenticità. RUFA intercetta questo cambiamento offrendo non solo una preparazione tecnica, ma un contesto che legittima il dubbio e accompagna la crescita personale oltre a quella professionale. Prima di formare professionisti, formiamo persone».

Il concept della campagna nasce anche da un lavoro interno che ha coinvolto gli studenti. Quanto è centrale questa pratica per voi?

«È cruciale. Coinvolgere gli studenti nei processi creativi e decisionali non è un gesto simbolico, ma una scelta identitaria. La campagna è interamente made in RUFA e nasce da un hackathon interno».

Cosa significa, in concreto?

«Che gli studenti non sono solo destinatari della comunicazione, ma coautori dell’identità dell’Accademia. Questo rafforza il senso di appartenenza e rende la comunicazione più vera, più credibile e più contemporanea, perché nasce dal loro vissuto».

Guardando ai prossimi mesi, quali sono gli obiettivi di RUFA in termini di posizionamento e offerta formativa?

«La nostra strategia è chiara: vogliamo essere riconosciuti come un’Accademia che forma creativi consapevoli, non solo tecnicamente preparati. Nei nostri corsi, dalle arti visive al cinema, dal game alla moda, affrontiamo anche temi come sostenibilità, transizione e intelligenza artificiale, perché la formazione deve essere davvero a 360 gradi».

Su cosa state investendo maggiormente?

«Interdisciplinarietà, internazionalizzazione, innovazione e una connessione costante con l’industria creativa. E poi c’è un elemento distintivo fondamentale: la presenza su Roma e Milano».

Che valore ha questa doppia sede per gli studenti?

«Offrire loro la possibilità di muoversi tra questi due poli significa formarli dentro una doppia prospettiva, culturale e professionale. Oggi è un valore competitivo enorme».

Parliamo di intelligenza artificiale: come la vivono i giovani creativi?

«La conoscono molto bene, ma sono consapevoli che l’autorialità e la creatività non possono essere generate automaticamente. La vivono per quello che è: uno strumento che accompagna e supporta un’idea».

Quindi niente scorciatoie?

«Può velocizzare e semplificare alcuni processi, dal rendering agli effetti speciali, ma non può sostituire l’idea che sta alla base di tutto. La creatività non è automatica».

In definitiva, qual è la vera sfida per un’accademia come RUFA oggi?

«Favorire l’emersione della creatività. Non è qualcosa che viene da sé. Il nostro obiettivo è tirare fuori dagli studenti le idee che hanno dentro e aiutarli a costruire un linguaggio sempre nuovo. In Accademia imparano il metodo e gli strumenti per riuscire a comunicarle».

Un’ultima domanda sulla strategia di comunicazione: solo digitale o seguite un approccio più ampio?

«La nostra comunicazione è molto articolata. Il digitale e i social sono centrali, ma lavoriamo anche su una presenza fisica, con attività di comunicazione outdoor a Roma e Milano. L’obiettivo è presidiare più canali, mantenendo sempre coerenza di linguaggio e visione».