Autore: Davide Sechi
26/01/2026

Pubbliche relazioni, fiducia e reputazione: il metodo Sound PR

Strategia, ascolto, tecnologia e governance delle relazioni: come le PR hanno cambiato pelle negli ultimi dieci anni e perché il prossimo decennio sarà quello della misurazione concreta del valore. Le parole di Alessandra Malvermi, co-founder dell’agenzia

Pubbliche relazioni, fiducia  e reputazione: il metodo Sound PR

Alessandra Malvermi

Le relazioni pubbliche non sono più solo gestione della reputazione o mediazione con i media: oggi sono una leva strategica che incrocia trasformazioni sociali, tecnologia, misurazione dell’impatto e nuove responsabilità verso gli stakeholder. È da questa consapevolezza che nasce il libro bianco promosso da PR Hub per i suoi dieci anni, un lavoro collettivo che prova a fotografare senza filtri lo stato attuale della professione e le tensioni che la attraversano: dalle crisi sempre più complesse alla richiesta di risultati qualitativi, fino all’ingresso strutturale dell’intelligenza artificiale nei processi e nelle competenze. Un racconto plurale, costruito attraverso i contributi di professionisti e accademici, che restituisce un settore in evoluzione, sospeso tra grandi gruppi e realtà indipendenti, tra metodo e sperimentazione. In questo contesto si inserisce anche la voce di Alessandra Malvermi, co-founder di Sound PR (ospite di DailyOnAir - The Sound Of Adv).

Come è cambiato il mercato delle relazioni pubbliche in Italia negli ultimi dieci anni, tra trasformazioni sociali, tecnologiche e culturali?

«Negli ultimi dieci anni le relazioni pubbliche hanno vissuto un’evoluzione profonda, come è accaduto a molte altre discipline della comunicazione, mantenendo però un punto fermo: le PR si occupano da sempre di gestire relazioni e costruire fiducia e reputazione, e questo non è cambiato. Il vero cambiamento riguarda la maturità del mercato e il mindset con cui i brand si avvicinano alle PR. Oggi le relazioni pubbliche vengono coinvolte sempre più spesso a monte, quando si definiscono scelte, posizionamento e priorità, e non più solo alla fine per dare visibilità o gestire criticità. Questo ha spostato il ruolo delle PR da funzione prevalentemente tattica a leva strategica, consentendo un accesso più strutturato ai tavoli decisionali. È un cambiamento che osserviamo chiaramente anche all’interno dei network di cui facciamo parte, dove le PR godono di un riconoscimento del loro valore strategico senza precedenti, confermato anche dalla crescita costante del comparto».

Questa evoluzione richiede anche nuove competenze? In passato le PR erano sottostimate oppure è stata una trasformazione naturale?

«È stata un’evoluzione naturale, fortemente stimolata dalla tecnologia. Il digitale ha reso la comunicazione continua, diretta e immediata, ma anche più fragile. Oggi una conversazione può mettere a rischio la reputazione di un brand in poche ore, amplificandosi rapidamente. Questo espone le PR a una responsabilità quotidiana e strategica: non solo intervenire per riparare, ma anticipare i contesti, riallineare i messaggi e preparare le organizzazioni. A questo si aggiunge un cambiamento sociale importante: non parliamo più di target, ma di community, fatte di persone con valori ed aspettative esplicite. I brand sono osservati, confrontati e messi alla prova sulla coerenza tra ciò che dichiarano e ciò che fanno, e le PR hanno il compito di presidiare questo equilibrio».

Quanto sta incidendo oggi l’intelligenza artificiale nel lavoro delle relazioni pubbliche?

«L’impatto delle intelligenze artificiali è già molto concreto. Nei processi operativi ci permettono di analizzare enormi volumi di conversazioni, dai social ai forum, individuando pattern, segnali deboli, sensibilità emergenti o criticità potenziali. Questo consente interventi più tempestivi e consapevoli. Anche nella costruzione di scenari strategici l’AI è un supporto prezioso, perché integra dati, trend e fonti diverse offrendo basi di valutazione più solide. Allo stesso tempo esistono rischi: la qualità dei contenuti e l’omologazione del linguaggio. Per questo il ruolo del comunicatore diventa ancora più centrale, come garante di coerenza, accuratezza e distintività. L’AI deve essere un moltiplicatore di competenze, non una scorciatoia».

Quali sono oggi gli elementi chiave per valutare il lavoro delle PR?

«Conta un mix di competenze tradizionali e nuove, più che un vero cambio di abilità. L’ascolto digitale resta centrale, così come la capacità di leggere la complessità del contesto e definire posizionamenti coerenti. Cresce moltissimo il peso della visione strategica e del pensiero di lungo periodo. In passato le PR venivano spesso chiamate per azioni frammentate e tattiche; oggi serve costruire strategie chiare, sostenibili nel tempo, che permettano anche di gestire crisi reputazionali sempre più rapide e amplificate. È questo approccio che distingue il valore reale del lavoro di relazioni pubbliche».

Guardando al futuro, quali traiettorie strategiche state osservando e come si riflettono nel percorso di Sound PR?

«Le PR saranno sempre più chiamate a occuparsi di governo delle relazioni e a dialogare con continuità con i vertici aziendali, non per una questione di status ma perché reputazione e fiducia sono diventate determinanti per la credibilità e la stabilità delle organizzazioni. Se il decennio passato è servito a prendere consapevolezza del ruolo delle PR, il prossimo dovrà dimostrarne il valore in modo concreto, con casi reali e metriche comprensibili anche fuori dal nostro settore. È una sfida che riguarda anche il linguaggio: dobbiamo evitare l’autoreferenzialità e tornare a farci capire davvero. È questa la direzione che guiderà Sound PR nel 2026: continuità, serietà, collaborazione e la volontà di essere un vero partner strategico per i clienti, più che un semplice fornitore».