Personalizzazione, creatività e performance: il mondo variegato di Corax
Incontro con la social media company che si muove tra innovazione creatività e che è pronta a investire molto su podcast e TikTok, ma non solo. Parola al CEO Enrico Bricchi

Enrico Bricchi
Il mercato dei social media viaggia velocissimo, di pari passo con le nostre esistenze e chi ci vi opera al suo interno, chi progetta, crea, offre servizi non può distrarsi un attimo. Corax, social media company guidata da Enrico Bricchi, chiude il 2024 con un fatturato di 5,5 milioni di euro, con una crescita del 130% rispetto all’anno precedente e si proietta nel 2025 con grandi progetti. Quali? Lo chiediamo direttamente al suo CEO, Enrico Bricchi (ospite di DailyOnAir – The Sound Of Adv).
Come si è evoluto il vostro mercato di riferimento in un lustro di attività e cosa vuol dire oggi essere una social media company?
«È un mercato che continua a crescere ed è anche più facile da affrontare rispetto ad altri mondi. La nostra agenzia è fresca, giovane, fatta da 30enni. Siamo una social media company dai connotati digitali, ma siamo anche editori, proprietari di alcuni prodotti, come Immedia, piattaforma che si occupa dei temi della sostenibilità, o i podcast. In sintesi: abbiamo una doppia anima, che si muove tra tecnologia e creatività».
Quali sono i servizi che offrite?
«Prima di tutto, lavoriamo sulla personalizzazione di ogni servizio offerto. Possiamo contare su un team creativo che non perde mai di vista la performance. Sul fronte media, mettiamo in evidenza i nostri asset, tra audio e video. Il cliente chiede e investe e vuole risultati, è lui a rappresentare il nostro centro»
Con quali settori operate e quali sono quelli che vorreste approcciare?
«Come detto, il cliente è il protagonista, dopo tutto si conosce meglio di chiunque altro. Lavoriamo sui temi della sostenibilità (la citata Immedia) e di fatto abbiamo contribuito al lancio di Giovanni Storti sui social; lui è proprio così ma noi l’abbiamo aiutato a esprimersi in maniera appropriata ai nuovi canoni comunicativi. Ci occupiamo di food, ci muoviamo nell’ambito dell’entertainment, settore che raccoglie molti mondi, siamo protagonisti anche nel beauty e nel lifestyle».
Capitolo podcast: come vi muovete e come giudicate lo stato attuale del settore?
«Oggi come oggi, il podcast ha un peso di mercato bassissimo, circa 20-30 milioni; si tratta di dati che nessuno ha mai dato in Italia. Un’attività audio può funzionare in base alla capacità di approfondimento, di lasciare veramente qualcosa nelle teste degli utenti. In futuro, si andrà verso una direzione ibrida, con l’AI in primo piano, ma la mente umana crediamo prevarrà sempre. Sia come sia, al momento è un media che non smuove moltissimo; per fare un paragone, l’influencer marketing pesa 500 milioni, il branded content 800, il podcast 20-30 milioni. È anche vero che parliamo di un mondo recente, in cui un po tutti provano a inserirsi. Non possiamo fare confronti con il social, eppure, grandi player come Spotify investono tantissimo nel podcast ed è un fatto cui tener conto. E così, nel corso del 2025 lanceremo un progetto sul mondo podcast, il che testimonia la nostra fiducia nel mezzo».
Potete contare anche su una talent agency: quali sono le sue caratteristiche e gli artisti che seguite?
«Cerchiamo talenti che… abbiano talento, ossia un’ossessione, come pure la capacità di mettersi in discussione, gli ingredienti che fanno un talent speciale. Si parla ormai di veri e propri media: un esempio ha riguardato, la scorsa estate, l’ex portiere della Juventus Szczesny, il quale annuncia la sua partenza e lo confida prima di tutto a un nostro podcaster; da lì, la notizia è stata riportato da tutti. E con Paolo Maldini era successa la stessa cosa. Tra le cose che non seguiamo c’è il mondo della musica, che ci piace, ma non è per noi, o almeno non lo è ancora, serve molta più esperienza e non possiamo permetterci errori gravi nell’attuale fase di espansione di Corax; dovesse capitare l’occasione, la prima cosa che faremmo sarebbe quella di strutturarci in maniera appropriata al tema. Siamo bravi ad adattarci, dal punto di vista del prodotto, con i comici, che vediamo come lo strumento perfetto per raccontare un contenuto. Altri settori che ci piacerebbe approcciare? Siamo convinti che nel momento in cui un talento si muove in una precisa direzione, allora ci affiancheremmo a lui anche senza una giusta esperienza; ma, ripeto, serve creare una struttura dedicata, sempre».
Siete pronti per lanciare nuovi prodotti e tecnologie: su cosa verterà il vostro 2025?
«Inaugureremo il progetto TTP: ci affiancheremo al talent per creare prodotti fisici e digitali, per esempio con Aldo Giovanni e Giacomo abbiamo creato un mondo legato a oggetti iconici e proseguiremo ad aprile con un grande gruppo sempre legato al loro mondo. Poi lanceremo il mondo podcast, E poi vorremmo investire su TikTok. C’è il lancio di TikTok Shop, che in pratica sostituisce i marketplace con un unico ecosistema che offre anche intrattenimento, un possibile scacco matto».