Autore: Redazione
21/03/2018

Oath rivede Super Auction, la sua tecnologia mobile per l’header bidding in-app

L’obiettivo è offrire un ambiente d’asta aperto e trasparente in cui gli exchange non possano interferire su come la domanda si applica all’offerta degli editori

Oath rivede Super Auction, la sua tecnologia mobile per l’header bidding in-app

Oath ha lanciato una nuova versione della sua piattaforma mobile di in-app bidding rilasciata nel giugno 2017. Anche se funziona in modo simile all’header bidding, Patrick McCormack, vice president of publisher sales di Oath, lo descrive come “un’asta unificata per l’inventario degli annunci in-app”, fondamentalmente perché non c’è intestazione di pagina in un’applicazione mobile. Super Auction Inizialmente denominato Smart Yield, e ora ridenominato Super Auction, questo strumento consente agli editori di aumentare la concorrenza per le impression, aumentare i CPM medi e creare un ambiente d’asta più controllato. Consente, infatti, all’editore di condurre un’asta parallela, il che significa ricevere offerte in tempo reale da più partner di scambio come MoPub o AdMob, piuttosto che dal server che deve attendere di passare attraverso ogni digital ad call fino a trovare l’opzione migliore. Operazioni parallele Per esempio, in precedenza ONE by AOL avrebbe organizzato un’asta per la propria domanda e avrebbe inviato l’offerta principale al partner SSP dello sviluppatore, dove avrebbe potuto competere con le offerte più elevate provenienti da altre fonti. Il vincitore si sarebbe, poi, aggiudicato il posizionamento. Super Auction opera, invece, in parallelo con la domanda del’SSP dell’editore, il risultato è un’asta più competitiva, meno problematica da allestire e senza costi di traffico (che Oath non chiede). Il plus di Oath McCormack ritiene che Oath porti sul tavolo qualcosa di unico che altri fornitori nello spazio non hanno: la diretta conoscenza delle sfide che gli editori si trovano ad affrontare. Oath gestisce una famiglia di oltre 50 marchi editoriali di proprietà, tra cui HuffPost, TechCrunch e Makers, e utilizza la propria tecnologia pubblicitaria per generare profitti. “Gli editori hanno bisogno di un ambiente d’asta aperto e trasparente in cui le piattaforme di scambio non possano interferire su come la domanda si applica all’offerta degli editori - continua McCormack - siamo competitivi con le SSP e se queste vincono l’impression, va bene. Stiamo solo cercando di dare agli editori gli strumenti per trovare l’eCPM più alto per ogni impression”.