Autore: Redazione
28/01/2019

Eurostat: Italia indietro in Europa per utenti connessi, spiccano video e social

Andrea Lamperti, Direttore Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, commenta i risultati emersi dal rapporto Eurostat, con un focus su video e broadcaster

Eurostat: Italia indietro in Europa per utenti connessi, spiccano video e social

La classifica Eurostat sulla penetrazione di internet nel nostro continente relega l’Italia al quart’ultimo posto, davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria. Un risultato deludente, pari al 74% della popolazione 16-74 del BelPaese, sotto la media rilevata dall’Ufficio Statistico dell'Unione Europea che si attesta all’85%. Al vertice della graduatoria, relativa al 2018, troviamo la Danimarca (98%), seguita da Lussemburgo (97%) e Paesi Bassi (95%). In generale, si nota un’impennata nell’uso di internet da parte degli europei negli ultimi anni: nel 2007 era online solo il 57%, salito al 73% nel 2012 per arrivare all’85% nel 2018. Ma cosa fanno gli italiani in rete? Secondo Eurostat il web viene usato principalmente per le email (57%), per guardare video (52%) e per i social (46%). Anche gli europei usano internet principalmente per la posta elettronica (73%), poi per cercare informazioni su beni o prodotti (70%), per guardare video (57%) e social (56%). Dati molto interessanti che DailyNet ha provato a chiarire con l’aiuto di Andrea Lamperti, Direttore Osservatorio Internet Media presso Osservatori Digital Innovation presso il Politecnico di Milano.
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Andrea Lamperti Nella fotografia restituita da Eurostat l’Italia non brilla. È vero e secondo me questa performance è connessa principalmente a due motivazioni legate fra loro. Da una parte l’Italia sconta la sua unicità morfologica, è un Paese montuoso, con tante isole e un forte discostamento tra nord e sud. Per questo, ed ecco il secondo fattore, il nostro Paese fatica a operare in modo omogeneo. Prendiamo l’esempio del Turismo, un settore in cui l’Italia è frammentata e il divario nord/sud è assai visibile, con i turisti stranieri che privilegiano le grandi città d’arte, fermandosi molto spesso a Roma. In questo contesto, a mio giudizio, la politica si è mossa in ritardo, non riuscendo a superare tempestivamente le difficoltà che ho elencato al fine di dotare l’Italia di una infrastruttura di rete adeguata e in linea con gli altri Paesi europei. Se guardiamo al secondo punto toccato dallo studio Eurostat, relativo al comportamento degli utenti italiani, cosa ci dice? Anche noi osserviamo un consumatore italiano molto attento e ricettivo verso due formati, social e video, evidenze ben sottolineate dai dati Eurostat. È un discorso figlio dell’italianità e del ruolo primario che la televisione gioca ancora nella nostra dieta mediatica. Non è un caso se al piccolo schermo viene destinato circa il 50% degli investimenti pubblicitari, livelli molto più elevati rispetto a mercati come Gran Bretagna e Stati Uniti.
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Secondo lei, questa affezione verso il la tv è comune anche al video online? Certamente, i comportamenti appena descritti si ritrovano anche sui canali online e mobile. Sul fronte pubblicitario la quota veicolata in video advertising sul totale della pubblicità digitale, in Italia è maggiore in confronto a UK e Stati Uniti e persino superiore ai livelli del Giappone, paese all’avanguardia in quest’ambito. Alla luce di quanto detto e di un mercato concentrato come quello dell’advertising online italiano, come sta evolvendo il ruolo dei broadcaster in rete? Anche il segmento video è molto concentrato, con YouTube che ha sicuramente una proposizione di primo piano e, più in generale, con gli altri social network che hanno approntato un’offerta ampia e strutturata. Tuttavia anche i broadcaster hanno definito la loro proposta, pensiamo a Rai, Mediaset e NowTv, registrando livelli soddisfacenti di traffico e raccolta pubblicitaria. Credo che oggi, in questo campo, la differenza sia fatta dalla massa di utenti e dalla difendibilità stessa. E qui chiaramente Facebook e YouTube fanno la parte del leone.
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Per concludere come descrive il mercato italiano? Il mercato pubblicitario è sicuramente oligarchico e questo si evince da come sono conformate le community. Per quanto riguarda la raccolta la concentrazione rimane un dato di fatto, ma c’è una sfida importante sul fronte dei contenuti, in cui è lecito pensare che i broadcaster avranno una posizione di primo piano.