Havas Health Network Italia: AI e salute, è già realtà, medici e cittadini protagonisti del cambiamento
È quanto emerge dalla ricerca “L’uso dell’AI in ambito sanitario”, realizzata da Havas CSA, il 90% dei medici utilizza già l’intelligenza artificiale nella pratica professionale e quasi 8 italiani su 10 la utilizzano per cercare informazioni su salute, farmaci e terapie
L’intelligenza artificiale è già entrata negli studi medici italiani e nel percorso di salute dei cittadini. Da un lato, il 90% dei medici dichiara di utilizzare strumenti di AI nella propria attività professionale; dall’altro, quasi 8 persone su 10 hanno già fatto ricorso all’intelligenza artificiale per ottenere informazioni legate a diagnosi, farmaci e terapie. Un’evoluzione che procede rapidamente – il 74% dei medici ritiene che nei prossimi 5 anni l’AI avrà un impatto da significativo a trasformativo nell’ambito della medicina generale – ma che evidenzia la necessità di formazione, competenze e riferimenti chiari per un utilizzo consapevole di questo strumento.
È quanto emerge dalla ricerca «L’uso dell’AI in ambito sanitario», realizzata da Havas CSA e presentata da Havas Health Network Italia nel corso dell’evento Data Drives Desires, che ha coinvolto un campione rappresentativo di oltre 1.000 cittadini italiani e 100 medici di medicina generale.
«La ricerca evidenzia come l’intelligenza artificiale sia entrata contemporaneamente nella vita dei cittadini e nella pratica quotidiana dei professionisti sanitari. Oggi la sfida non riguarda più l’adozione della tecnologia, ma la capacità del sistema di sviluppare competenze, costruire fiducia e definire modelli di utilizzo responsabili, che valorizzino il ruolo centrale del medico. L’AI può accelerare l’accesso alla conoscenza e supportare il percorso di cura, ma il fattore umano resta l’elemento decisivo per trasformare le informazioni in decisioni realmente utili per la salute delle persone», ha commentato Simone Andrea Telloni, CEO di Havas Health Network Italia.
Una tecnologia già adottata, ma ancora poco governata
L’adozione dell’AI è ormai una realtà sia per i professionisti che per i cittadini. I medici la utilizzano soprattutto per sintetizzare informazioni scientifiche complesse (60%), supportare il processo decisionale clinico (53%) e interpretare documentazione sanitaria (47%).
Un’adozione così trasversale – che riguarda circa 8 cittadini su 10 – non trova però un corrispettivo adeguato sul piano della formazione. Il 78% dei medici intervistati ritiene insufficiente la formazione disponibile sull’AI in ambito sanitario, mentre il 73% del campione di cittadini analizzato dichiara di non aver mai ricevuto alcuna formazione strutturata sull’utilizzo di questi strumenti in questo ambito.
Nasce il paziente «AI-informed»
La ricerca evidenzia anche la nascita di una nuova figura: il paziente «AI-informed», che si presenta a una visita medica dopo aver già consultato l’intelligenza artificiale. Tutti i medici coinvolti nell’indagine dichiarano di aver avuto almeno un paziente che ha portato informazioni generate dall’AI durante una visita. Nella maggior parte dei casi si tratta di ipotesi diagnostiche (65%), interpretazioni di esami e referti (51%) o informazioni su farmaci e terapie (43%).
Di fronte a questo fenomeno, i professionisti sanitari adottano prevalentemente un approccio di confronto critico e contestualizzazione clinica, confermando il ruolo centrale del medico come interprete e validatore delle informazioni. Un approccio necessario per contrastare alcune criticità legate all’uso autonomo dell’AI da parte dei pazienti: la generazione di aspettative talvolta non realistiche (36%) e un aumento dell’ansia (35%).
Uno strumento affidabile, ma non sostitutivo del medico
Consapevoli dei limiti nell’utilizzo dell’AI, il 95% dei medici intervistati la ritiene comunque uno strumento affidabile, se usato come supporto e non in totale sostituzione del giudizio clinico. Il 67% ritiene, inoltre, che lo strumento sia utile per ottimizzare le attività lavorative, incluse la gestione amministrativa e quella del paziente.
Per quanto riguarda l’affidabilità percepita dai cittadini, l’AI si colloca in una posizione intermedia tra le fonti istituzionali – considerate le più affidabili – e le fonti generaliste, risultando più attendibile della ricerca generica online. Anche per questo, probabilmente, i cittadini continuano a considerare il medico il principale punto di riferimento per validare le informazioni ottenute attraverso ricerche autonome.
Sul fronte dei professionisti, invece, i requisiti indicati come fondamentali per una corretta fruizione di questi mezzi sono la trasparenza delle fonti (61%), l’allineamento alle linee guida (61%) e le evidenze scientifiche (56%).
La corretta informazione AI in ambito sanitario e la consapevolezza del paziente
Chi debba garantire concretamente una corretta informazione AI in ambito sanitario è un tema su cui cittadini e medici si trovano in larga parte d’accordo. Al primo posto si collocano le istituzioni sanitarie, seguite dalle istituzioni pubbliche. Le opinioni divergono invece sul ruolo delle agenzie di comunicazione specializzate in ambito farmaceutico: i professionisti le considerano un presidio di qualità rilevante, posizionandole al terzo posto, mentre i cittadini le collocano all’ultimo posto – il quinto – dietro alle aziende farmaceutiche e alle tech-company.
Resta però un paradosso di fondo: pur chiedendo una garanzia sulla corretta informazione AI, i cittadini sembrano avere scarsa familiarità con l’origine reale delle informazioni che lo strumento restituisce loro. Una tesi, questa, confermata dall’opinione dei medici intervistati sui propri pazienti: il 54% li ritiene per nulla consapevoli, il 40% poco consapevoli, mentre solo il 6% li considera consapevoli.
Nonostante questi elementi di attenzione, l’82% dei medici intervistati ha una visione d’insieme positiva rispetto al ruolo dell’AI nella medicina generale, considerandola un supporto utile e un alleato strategico, contro il 7% che la vede come un elemento di disturbo e il 2% che la considera un rischio.
«L’intelligenza artificiale è uno strumento potente, ma non per questo infallibile. Opera, infatti, secondo logiche e meccanismi propri, che è fondamentale comprendere. Per questo motivo, va considerata come uno stakeholder chiave: conosciuta, monitorata, alimentata con dati e informazioni di qualità e sottoposta a un controllo costante. Solo così, la sua capacità di elaborare la conoscenza può tradursi in un reale valore e portare beneficio per persone e organizzazioni», ha aggiunto Corrado Tomassini, Vice Presidente di Havas PR.
I risultati della ricerca mostrano, quindi, come l’intelligenza artificiale sia destinata a diventare una componente sempre più rilevante dell’ecosistema salute. Affinché questa trasformazione possa generare valore concreto per cittadini e professionisti, sarà però necessario investire in formazione, trasparenza e qualità dell’informazione, creando un modello in cui innovazione tecnologica e competenza umana possano evolvere insieme.