Autore: Davide Sechi
08/10/2026

Digital360, una nuova identità per affrontare la nuova fase del mercato

Trentadue società, tre Business Unit e un nuovo modello organizzativo per affrontare una fase nella quale consulenza, tecnologia e capacità di execution diventano sempre più integrate. Tra crescita, nuovi mercati e una nuova identità di marca, Digital360 ridisegna il proprio futuro. Ne parliamo con Vittoria La Porta, chief communications & marketing officer del Gruppo

Digital360, una nuova identità per affrontare la nuova fase del mercato

Vittoria La Porta

Trentadue società, oltre 1.300 professionisti e un business che nel 2025 raggiunge 145 milioni di euro di ricavi. Numeri che raccontano la crescita di Digital360, ma che da soli non spiegano la trasformazione del Gruppo. Dietro la nuova governance e l'articolazione in tre Business Unit c'è infatti un passaggio più profondo: costruire un'identità comune capace di mettere a sistema competenze, persone, tecnologia e capacità di execution.

Dalla matrice imprenditoriale e accademica delle origini a un modello sempre più manageriale, Digital360 si prepara a una nuova fase nella quale consulenza, innovazione, trasformazione organizzativa e comunicazione devono dialogare all'interno di una visione integrata. E mentre prende forma anche una nuova campagna dedicata al riposizionamento, diventa interessante capire quali mercati il Gruppo intende presidiare, quali bisogni vuole intercettare e quale ruolo vuole giocare nello scenario dell'innovazione. Ne parliamo con Vittoria La Porta, chief communications & marketing officer del Gruppo (ospite di DailyOnAir - The Sound Of Adv).

Da 32 società a un unico gruppo: cosa cambia davvero per Digital360? Quale valore nasce dall'integrazione delle competenze e delle tre business unit?

«Cambia tutto, perché non è semplicemente un cambiamento di identità o di architettura societaria. È il passaggio da un insieme di realtà specialistiche, circa 32, a un gruppo capace di presentarsi sul mercato in modo unitario. Il valore delle singole competenze e delle storie imprenditoriali che sono alla base di questo progetto non viene cancellato, ma per la prima volta viene realmente messo a sistema, portando in alto un'insegna grande che si chiama Digital360. Le tre divisioni che citavi, Advisory, GOV e Connect, che lavorano sul pubblico, sul privato e sulla parte MarTech, ci aiutano a rendere più chiara la nostra offerta e ci permettono di costruire risposte integrate. Per il cliente significa avere un interlocutore capace di vedere un quadro complessivo, insieme a processi, persone, competenze e organizzazione. Le singole società, quindi, non sono più realtà separate, ma diventano capitoli di un unico disegno».

Quali sono oggi i mercati sui quali Digital360 vuole concentrare la propria crescita e quali nuovi territori di business state valutando?

«Non posso ancora anticipare le specifiche scelte di sviluppo e i territori che sono sulla scrivania del management team, ma posso condividere la direzione. Vogliamo crescere negli ambiti nei quali la trasformazione digitale, il motivo per cui siamo nati, richiede sempre più capacità di integrazione: dall'adozione dell'intelligenza artificiale alla cyber security, dalla valorizzazione dei dati all'ottimizzazione dei processi, fino alla trasformazione organizzativa, perché oggi, in un mondo aumentato, al centro tornano naturalmente le persone. Più che aggiungere semplicemente nuovi servizi, vogliamo mettere meglio in relazione le competenze che già possediamo, valorizzare gli esperti e i nostri professionisti e aumentare il valore che generiamo per i mercati ai quali ci rivolgiamo, che sono quello delle imprese, delle medie imprese e della pubblica amministrazione. La nostra crescita passerà dalla capacità di operare sempre più come un unico gruppo e accompagnare i clienti lungo l'intero percorso della trasformazione».

L'intelligenza artificiale, la tecnologia e l'innovazione intervengono profondamente sulla trasformazione delle aziende e della loro organizzazione. Di conseguenza, come si è evoluta la vostra offerta?

«Vi riporto una frase di Andrea Cardamone che ho appena sentito durante un leadership team: “Da ciò che narriamo a ciò che succede”. È proprio nello spazio tra questi due elementi che esiste il cambiamento culturale. L'intelligenza artificiale rende ancora più evidente un principio: introdurre una tecnologia non significa aver realizzato una trasformazione. Per produrre valore, l'intelligenza artificiale deve entrare nei processi, essere governata, trovare competenze adeguate e, soprattutto, essere adottata dalle persone. La nostra offerta evolve da una logica di interventi separati a una logica, ancora una volta, di accompagnamento integrato. Non ci limitiamo a indicare quale tecnologia utilizzare: è il nostro cuore, anche perché noi non siamo integrator. Aiutiamo le organizzazioni a capire dove applicare l'innovazione, come disegnare i processi, come governare il rischio e come preparare le persone al cambiamento. Il passaggio è quindi dall'innovazione potenziale all'innovazione realizzata concretamente».

La capacità di integrare tecnologia, persone e organizzazione è oggi indispensabile per le aziende. Quanto pesa, per Digital360, come elemento distintivo?

«Direi che per noi è decisivo, perché sappiamo bene che le trasformazioni falliscono raramente per la sola qualità della tecnologia. Falliscono soprattutto quando la tecnologia non incontra i processi correnti, le competenze adeguate, responsabilità chiare e persone disposte ad adottarla. Il nostro elemento distintivo conta quindi tantissimo, perché consiste proprio nella capacità di mettere insieme tutte queste dimensioni. Non abbiamo una risposta unica per tutto: quello che sappiamo fare è comporre, di volta in volta, le competenze necessarie per risolvere quel problema, affrontare quel tema o accompagnare quell'evoluzione che l'organizzazione ha davanti. È proprio questa capacità di rendere leggibile la complessità che abbiamo voluto raccontare anche nella nostra nuova campagna».

A proposito della nuova campagna: cosa racconta e quale identità vuole affermare Digital360? Quale messaggio volete consegnare al mercato?

«La campagna parte da una riflessione molto semplice: viviamo in un contesto nel quale brand, media e piattaforme moltiplicano continuamente messaggi e contenuti e, di conseguenza, generano rumore. Di fronte a questo rumore abbiamo scelto di lavorare per sottrazione. Per farlo abbiamo collaborato con Matteo Cibic, autore di Shortology, e abbiamo scelto un approccio basato sull'autorialità. Non volevamo soltanto una campagna riconoscibile dal punto di vista grafico, ma un linguaggio dotato di una propria intelligenza e di una propria voce, capace di uscire dal rumore e permettere a Digital360, che oggi ha un awareness piuttosto limitata, di emergere tra i diversi brand. Per anni il design e il linguaggio dei temi ci hanno aiutato soprattutto a fare delle cose: seguire soluzioni, usare oggetti, orientarci, accedere autonomamente ai servizi. Oggi ci hanno aiutato a compiere un passaggio ulteriore, perché utilizzano la stessa immediatezza per attivare un pensiero. Nella campagna le immagini non consegnano un messaggio completamente risolto, ma invitano chi guarda a completarlo, a riconoscere un'intuizione. Quando semplifichiamo, attiviamo una forma di complicità intellettuale. La sintesi che portiamo nella campagna non impoverisce il contenuto, ma lascia al pubblico spazio per partecipare, dando vita a una nuova forma di partecipazione e di comunità. È un linguaggio che ci rappresenta bene, perché Digital360 si occupa di temi complessi, dall'intelligenza artificiale alla cyber security, fino al change management e ad altri ambiti, ma crediamo che la competenza non debba esibire la complessità: debba renderla comprensibile, accessibile e utilizzabile. Anche il nostro payoff evoluto, che diventa “The Next Level Up”, introduce proprio l'idea del movimento e dell'avanzamento. La promessa alle aziende e alle organizzazioni è che, qualunque sia la fase della loro storia nella quale si trovano, noi le porteremo a un livello diverso, a un livello superiore».

A questo punto, cosa dobbiamo aspettarci da Digital360? Cosa succederà nei prossimi anni, quali saranno i principali driver di crescita e quali competenze serviranno per affrontare il nuovo scenario? È uno scenario così spaventoso o si può affrontare?

«È uno scenario nel quale chi conosce il mercato e sa individuare i principali punti di evoluzione può realmente aiutare imprese e pubblica amministrazione ad attraversarlo. Non è tutto semplice e non è tutto chiaro, ma la vera competenza, dal nostro punto di vista, verrà proprio dalle competenze ibride: persone capaci di comprendere l'evoluzione e, insieme, il business e le dinamiche del cambiamento. La direzione, dal nostro punto di vista, è passare sempre più dalla capacità di seguire l'innovazione alla capacità di darle una direzione e di saperla orientare. In fondo, è anche il significato che abbiamo dato a “The Next Level Up”».