Fabrizio Angelini, Sensemakers: «La metrica chiave non è il volume delle audience, ma l’attenzione»
Gli utenti sono piuttosto dispersivi quando entrano sui siti, e la capacità di catturare il loro interesse diventa decisiva per creare i presupposti necessari a un adv efficace. Intervista a Fabrizio Angelini, ceo di Sensemakers

Fabrizio Angelini
DailyNet ha incontrato Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers, a margine dell’evento “Data&Media: handle with care!”, durante il quale sono stati presentati i dati raccolti dall’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano, e ha raccolto alcune sue considerazioni sulle evidenze emerse nella giornata.
Qual è il nuovo equilibrio tra audience e attenzione?
Le audience digitali crescono grazie alla spinta del mobile browsing che le distribuisce sulle diverse destinazioni. Ma la metrica più importante, ora, è l’attenzione, e sono le app a generarne di più. Le app consentono di profilare, generare engagement e aumentare il tempo speso, ma se non si riesce ad entrare nel gotha delle app con un ampio usage, allora è necessario aumentare la qualità dei contenuti e aumentare l’uso dei video, ancora il formato che più cattura l’attenzione degli utenti.
Quale invece il ruolo delle grandi piattaforme a sostegno degli editori?
Le piattaforme di distribuzione dei contenuti sono fondamentali per reindirizzare il traffico, sfruttarle è importante ma bisogna anche essere pronti a offrire contenuti in grado di mantenere gli utenti sul sito, e magari di coinvolgerli a compiere azioni. Gli algoritmi di queste piattaforme sono prevalentemente quantitativi e credo sarebbe invece opportuno valorizzare sempre di più la qualità editoriale dei contenuti.
Nell’ottica in cui il tempo speso è la metrica principale, il video è ancora il re dei formati?
Il tema del video rimane di grande importanza, e a confermarlo ci sono le classifiche dei siti per tempo speso. Se si possiede una properties con una buona capacità di trattenere gli utenti e di catturarne l’attenzione è utile investire sulla produzione di video anche long form, in quanto offrono capacità di monetizzazione più alta.
Come considera il segmento del programmatic italiano?
Il comparto del programmatic in Italia è meno sviluppato che in altri paesi anche perché la filiera è molto complessa e i ruoli al suo interno alle volte confusi. La soluzione è rendere i ruoli chiari e fare in modo che l’investitore possa avere trasparenza sui soggetti coinvolti, meccanismi di raccolta e utilizzo dei dati oltre che sulle logiche di remunerazione dei vari player.